TORRE ANNUNZIATA. “I miei primi dubbi su Raffaele Piccolo? A luglio 2010, ero in vacanza a casa di un mio amico avvocato. Uscimmo in barca, facemmo tardi. Tornato dal mare papà mi disse: bravo, intanto qui continuano le lettere diffamatorie sui tuoi incontri con i clan. Guardai in faccia il mio amico, anche lui riceveva quelle lettere. Erano le stesse accuse infamanti, droga e pedofilia. In quel momento, ad entrambi, si aprì un mondo”.

E’ il Fabio Quagliarella-choc in Tribunale a Torre Annunziata e presunta vittima di “stalking”, per quasi 3 anni, da parte del poliziotto della Postale di Napoli Raffaele Piccolo. Nella rete del presunto stalker, che per l’inchiesta coordinata dal pm della Procura oplontina, Barbara Aprea, si fingeva amico dei vip per risolvere loro problemi anche con gli sms, in otto tra professionisti e volti noti di Castellammare di Stabia.

Tra questi anche il cantante Guido Lembo ed il bomber della Nazionale (parte civile al processo con papà Vittorio), che ha ricostruito al giudice Ernesto Anastasio i suoi rapporti col poliziotto: “Lo conobbi grazie ad un mio amico – ha continuato l’ex centravanti del Napoli - che ha un negozio della ‘Vodafone’ in Viale Europa. Gli spiegai che qualcuno era entrato nel mio ‘messenger’. Fu lui a consigliarmi di incontrare Piccolo”.

Il poliziotto, venuto a conoscenza delle lettere che raccontavano dei presunti “party” di Quagliarella coi clan della camorra di Castellammare di Stabia, si sarebbe offerto per risolvere tutta la faccenda: “Piccolo era il mio unico punto di riferimento: non parlare con nessuno - mi diceva – trovo io il colpevole”. Il poliziotto, secondo il racconto fatto dal bomber della Nazionale in Aula, scrisse per Quagliarella alcune querele contro ignoti.

“Querele che firmai davanti a lui, nel retrobottega del negozio di telefonia del mio amico. Ma nessuna è mai partita. La vera denuncia l’ho fatta io nel 2010 quando col mio avvocato, tornati dal mare, ebbi i primi dubbi sul comportamento di Piccolo. Dove giocavo in quel momento? Il Napoli mi aveva venduto alla Juventus, proprio per quelle lettere. Prima De Laurentiis mi telefonava ogni giorno. Poi, a 3 mesi da quelle accuse, mi cedette alla Juve. Quando andai a Torino – ha concluso Quagliarella – non ero sereno. Le lettere continuavano, con minacce di picchiare me, la mia famiglia e la mia ex, per il mio addio al Napoli”.

Nella foto, Fabio Quagliarella in Tribunale. Di spalle il suo avvocato Gennaro Bartolino e papà Vittorio     


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Calcio. L'anno di Quagliarella a Napoli

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