Due attentati a distanza di meno di 24 ore alla base della lotta a colpi di pistola tra i Gionta e “quelli del Penniniello”.

A stabilirlo le indagini sul “Quarto Sistema” che hanno portato all’arresto di 13 persone (altri due, Pasquale Cherillo e Vincenzo Somma, sono tuttora irreperibili, ndr). Gli inquirenti hanno ricostruito giorno per giorno l’intera dinamica della nascente guerra per il controllo della città di Torre Annunziata. Un gruppo criminale “pronto a far esplodere bombe per dare esempio a tutti coloro che opponevano resistenza”, è scritto nell’ordinanza di 180 pagine a firma del Gip Maria Luisa Miranda a seguito delle indagini coordinate dal Pm Ivana Fulco. 

Tutto è partito dai fatti accaduti l'11 febbraio scorso, tra il piano Napoli di Boscoreale e il quartiere dell'Annunziata a Torre Annunziata. Due raid a colpi di arma da fuoco: protagonisti un gruppo di giovanissimi legati ai Gionta ed esponenti di un gruppo criminale del Penniniello, tutti pregiudicati e all’epoca non ancora identificato come “Quarto Sistema”.

Nel mirino c’erano Crescenzo Palumbo e Antonio Sorrentino, entrambi residenti al Penniniello. Nel corso dei controlli effettuati dalle forze dell'ordine, trovarono fori e bossoli di colpi di pistola esplosi contro le porte delle loro abitazioni. Scena simile all'Annunziata: dinanzi alla Basilica della Madonna della Neve fu ritrovata un'auto crivellata di colpi e con i vetri infranti. Il risultato di un attentato ad opera di esponenti del Penniniello, avvenuto proprio il giorno prima. A salvarsi, in quel caso, fu il figlio di Gennaro Longobardi detto "Gennaro ca barba", esponente di rilievo del clan Gionta. La conferma di queste “schermaglie” attraverso un colloqui tenuto in carcere a L’Aquila tra Gennaro Longobardi con i propri familiari.

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