"Pensavo fosse morto invece Raffaele oggi si è trasformato in una bellissima memoria". Con queste parole Beatrice Federico ha ricordato suo marito Raffaele Pastore, vittima del racket a 22 anni dalla scomparsa.

A Palazzo Criscuolo una cerimonia toccante, per una commemorazione che va oltre il semplice ricordo di Pastore. Presenti il sindaco Vincenzo Ascione, l’assessore alle politiche sociali Stefano Mariano, l’assessore Emanuela Cirillo, autorità militari, il referente di “Libera” don Ciro Cozzolino e il rettore dei Salesiani di Torre Annunziata don Antonio Carbone, oltre ad altri rappresentanti dell’amministrazione comunale.

“Le parole di Beatrice hanno colpito tutti – ha dichiarato il primo cittadino oplontino -. E’ stata una grande testimonianza di vita. Era l’intento che ci eravamo prefissati con questa cerimonia, che voleva rappresentare non un mero pensiero al passato, ma un monito rivolto al presente e al futuro, per una città che deve reagire, migliorare e cambiare”.

Sottolineato più volte il coraggio di denunciare, avuto da Raffaele Pastore e di portare avanti l’ideale di libertà che è servito alla moglie Beatrice per andare avanti. Se solo qualche giorno fa, nel corso dell’ultima assemblea di “Libera” aveva detto: “Se nulla è cambiato dopo 22 anni, qualche domanda dobbiamo porcela”; di diverso tono è apparso il suo messaggio di speranza e di “memoria”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il referente di “Libera” don Ciro Cozzolino: “Qualche volta – ha spiegato nel corso del suo intervento - dimentichiamo e diventiamo sordi a noi stessi. Dimentichiamo che l'umanità è in cammino verso la giustizia. Queste persone che noi chiamiamo vittime sono l'incarnazione di quei valori che non riusciamo a vedere. Eventi come questo servono proprio a farci capire che non è possibile ricordare senza impegnarsi a superare il piano puramente emotivo e vivere i valori, portati avanti da Raffaele Pastore fino alla morte, nella quotidianità”.

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Il ricordo di Raffaele Pastore