Atti persi e un’ordinanza di demolizione firmata solo perché “atto dovuto”. L’ingegnere Nunzio Ariano, capo dell'ufficio tecnico del Comune di Torre Annunziata, è stato uno dei testimoni ascoltati durante l'udienza del processo di Rampa Nunziante di ieri, la seconda tenutasi nell’aula bunker di Poggioreale.

Prima di lui avevano conferito i tecnici del comune Francesco Di Gennaro e Cataldo Persico.

Nel corso del dibattimento Ariano è stato più volte incalzato dalle domande degli avvocati Luciano Bonzani e Gennaro Ausiello, legali dell’architetto Massimiliano Bonzani.

Al centro della deposizione le mancate autorizzazioni sull’evoluzione del palazzo crollato il 7 luglio 2017. “Secondo quanto si evince dagli archivi del Comune c’era un’autorizzazione del 1957 che prevedeva un’abitazione su due livelli più un’autorimessa – ha detto in aula Ariano - Poi nel 1959 l’edificio è stato modificato, diventando com'era prima del crollo. Io ho visto solo i progetti dell’abitazione uniformale più un grafico che riportava le unità mobili nella sua consistenza, ma non vi sono timbri da parte dell’Ente”.

Una deposizione che non ha soddisfatto gli avvocati, che più volte hanno chiesto chiarimenti all’ingegnere. A seguito dell’istruttoria della Procura, il 28 novembre del 2018 Nunzio Ariano ha emesso un’ordinanza di demolizione. “E’ stato un atto dovuto e non di autotutela. Non ho avuto modo di leggere né la consulenza del professore Coppola e nemmeno quella di Augenti. A loro abbiamo solo dato un supporto tecnico. Purtroppo nella ricostruzione dei documenti alcuni non si trovavano tra gli archivi del Comune”.

Dove il responsabile dell’Ufficio tecnico è stato assai incerto è stato sulla perimetrazione del contratto abitativo. Ma dinanzi agli atti, e in particolar modo alla visione della Tavola 65 del piano regolatore dell’82 ha dovuto ammettere. “Sì, era al di fuori”.

L'udienza