“Mi sono trovato a benedire salme che non dovevano essere in quelle bare, il 14 luglio scorso, a Torre Annunziata”. E’ un passaggio della lettera che Don Ciro Cozzolino, il parroco della SS. Trinità di Torre Annunziata, ha inviato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per tenera alta l’attenzione e chiedere una maggiore sensibilità sul crollo di Rampa Nunziante del 7 luglio 2017, in cui persero la vita 8 persone.

Una lettera toccante, sentita, scritta con i ricordi di chi quel giorno l’ha vissuto a stretto contatto con la comunità oplontina, straziata per mesi da una catastrofe che non ha ancora una causa ben definita. Una missiva con cui si chiede una risposta del Presidente Mattarella e che, soprattutto, venga raccolto l’urlo di dolore di una città intera che chiede maggiori garanzie: sicurezza per chi possiede una casa, giustizia per chi una casa – ed una famiglia – non ce l’ha più per colpe che non hanno un destinatario.

“Ci rivolgiamo a lei – così recita testualmente la lettera - ed alla sua personale sensibilità perché intervenga nei modi più opportuni per contribuire a risolvere o limitare, al minimo, quella che negli ultimi tempi sta diventando un'ecatombe dovuta a disastri ambientali naturali o provocati da mano umana. Coinvolti in prima persona, ma portavoce di quanti ancora credono in uno stato vicino ai cittadini, facciamo fatica ad esprimere quello che si prova a benedire salme che potevano e dovevano non esserci in quelle bare il giorno del funerale a Torre Annunziata, il 14 luglio 2017. L'angoscia che assale tutti alla vista delle immagini strazianti in occasione dei disastri prodotti dall'uomo, quindi evitabili, o da eventi naturali, quindi contenibili, è davvero grande. La consapevolezza di dover fare qualcosa per evitarli ci porta a credere che possiamo contare sull'aiuto di persone perbene che occupano le più alte cariche del nostro Stato. La forza di questa speranza di permette di continuare ad andare avanti”.

Impossibile non menzionare la fragilità dell’opera umana, rispetto alla natura, confrontando anche quanto accade in altri paesi esteri: “Siamo consapevoli – continua la lettera di Don Ciro Cozzolino - che il nostro bellissimo territorio è un territorio fragile da un punto di vista geomorfologico strutturale e siamo consapevoli che al mondo esistono realtà più fragili della nostra Italia. Per queste ragioni, ora, ci chiediamo: se altri paesi sono riusciti a limitare i danni provocati da eventi sismici forti, perché non possiamo riuscirci noi? Perché non possiamo eliminare i danni prodotti dalla mano dell'uomo? Ecco che abbiamo sentito il bisogno di rivolgerci a lei per avere la certezza in futuro di essere accompagnati e di non sentirci soli, senza che le colpe di "tutto" vengano scaricate sul nostro vicino di banco”.

Non mancano stoccate al sistema burocratico italiano, definito “inadeguato ed insufficiente”: “Ci appelliamo a lei, complimentandoci per lo stile e le modalità con le quali svolge il suo ruolo. Ci uniamo alle già tante voci di professionisti ed onorevoli che in merito alla sicurezza degli edifici hanno espresso le loro opinioni. La nostra conoscenza sull'argomento rispetto alla loro competenza è certamente ben poca cosa, ma basta dire che una regolamentazione seria e coscienziosa, sul patrimonio immobiliare italiano, è diventata improrogabile. Sono ormai decenni che si parla di certificazione obbligatoria per i fabbricati senza mai approdare a qualcosa di certo, sicuro, preciso e definito; qualità che ormai tutti chiedono quando acquistano una casa. Il registro dell'anagrafe condominiale si è rivelato strumento inadeguato ed insufficiente, inutile a cancellare disgrazie annunciate. Le singole realtà comunali stanno dimostrando il loro limite nell'affrontare un problema così grave, per sui sta succedendo che al primo allarme segnalato si procede agli sgombri degli edifici con conseguenze disastrose per gli occupanti che vengono trasferiti in tende o abitazioni di rifugio, creandosi situazioni concatenate, proprio, per usare una metafora, come maglie di una catena che non riesce a spezzarsi”.

Infine, un appello sentito al presidente Mattarella, affinché contribuisca a tenere alta l’attenzione e la sensibilità sull’argomento: “Concedeteci la retorica, come si fa a dimenticare che questo paese, che tutti ci invidiano per bellezze naturali, cultura e storia, è sorto, come nazione unita, per il sangue versato da tanti giovani morti in nome di ideali oggi affidati alla memoria ed al rispetto di pochi. Noi non vogliamo essere più pochi. Non vogliamo che questo appello rimanga una lettera morta. Desidereremmo essere ricevuti per ascoltare e conoscere personalmente il suo pensiero, sicuri che le nostre preoccupazioni trovino accoglienza”.