“Bonzani ha fornito una sorta di falso alibi”. Colpo di scena del pm Andreana Ambrosino nel corso dell’ultima udienza del processo sul crollo di Rampa Nunziante. Il magistrato è intervenuto al termine dell’arringa difensiva dell’avvocato Giuseppe Della Monica, in difesa di Gerardo Velotto e Pasquale Cosenza, per fornire delucidazioni sulla posizione dell’architetto.

LA POSIZIONE DI BONZANI. L’avvocato Luciano Bonzani (difensore insieme a Gennaro Ausiello di Massimiliano Bonzani) affermò, nel corso della sua discussione, che la mattina del 6 luglio, il giorno prima della tragedia, il suo assistito non era presente alla riunione con gli altri proprietari dello stabile perché si trovava ad Angri e Santa Maria La Carità. Per sostenere questa tesi il legale aveva mostrato i dati del tracciamento.

LA RISPOSTA DEL PM. Il pm Ambrosino ha disposto delle ulteriori verifiche di polizia giudiziaria tramite la Tim e ha duramente attaccato la difesa dell’imputato, ritenuto il direttore di fatto dei lavori al secondo piano. “Dall’esame è emerso che è stato fornito dall’avvocato un dato non perfettamente aderente alle risultanze documentali. E non è una suggestione, ma una gravissima inesattezza. L’avvocato ci ha fornito un dato parziale per le chiamate effettuate. E viene fornita una lettura distorta”.

Poi ha aggiunto “Era vero che Massimiliano Bonzani si trovava a Angri, ma alle 10,45. Per capire i suoi spostamenti dobbiamo verificare le chiamate ricevute. Emerge così che alle 11,22 il suo telefono era sotto la copertura della cella tra via Porto e corso Vittorio Emanuele a Torre Annunziata. Mentre alle 11,50 era in via Marconi, con un ripetitore ubicato sopra il lido Eldorado, proprio sotto il palazzo crollato. E alle 13,14 sopraggiunge a via Vagnola, che dista 800 metri dal luogo della tragedia”. Secondo il pubblico ministero quindi, Massimiliano Bonzani si trovava a Torre Annunziata il giorno prima del crollo. “Questo mi fa pensare – ha concluso la Ambrosino - ad una sorta di falso alibi e dimostra l’intenzione dell’imputato di sottrarsi alla verità dei fatti”.

La difesa di Bonzani si è opposta all’acquisizione del documento, ma il giudice Francesco Todisco ha accolto la documentazione presentata dalla Ambrosino, riaprendo parzialmente il dibattimento. E' stato infatti convocato, per oggi pomeriggio, Salvatore Guastafierro, il perito che ha svolto le verificihe sul cellulare di Bonzani per conto del pubblico ministero. Il pm per l’imputato aveva chiesto la pena più pesante (14 anni) rispetto alle altre 14 persone coinvolte nel procedimento.

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