“Su Bonzani si è tentato di ricostruire ogni forma di responsabilità. La realtà però ci dice che i lavori per cui era stato commissionato non c’entrano niente con le cause del crollo di Rampa Nunziante”. Anche l’avvocato Luciano Bonzani, in aula per difendere l’architetto ritenuto tra i principali responsabili del crollo che ha portato alla morte di 8 persone a Torre Annunziata.

Una prima parte di arringa che ha visto Bonzani evidenziare quanto già analizzato dall’avvocato Gennaro Ausiello. “Al primo piano c’è stata una presa in carico del bene da ristrutturare – ha spiegato l’avvocato Bonzani – dimostrata con documenti e con la presenza costante dell’architetto Bonzani sul cantiere. Al contrario, sul secondo piano non abbiamo nulla”.

Precisata anche la questione relativa ai file trovati sul computer di Bonzani: “I file trovati dall’esperto forense convocato dalla Procura (Fabiano Querceto, ndr) riguardano tutto il palazzo, non solo il secondo piano, come invece è stato detto all’accusa”.

Avanzati anche dubbi sul ruolo di Manzo, per l’accusa ritenuto “materialmente dietro le spalle di Bonzani in tutte le vicende del palazzo e aveva assunto di fatto la direzione dei lavori al secondo piano. Tutti ipotesi non suffragate da elementi concreti”, ha ribadito in aula l’avvocato Bonzani.

Sull’incontro tra Francesco Sorrentino e Gerardo Velotto, evidenziato anche dall’avvocato Ausiello nel corso della sua arringa: “In quell’incontro la certezza è che Sorrentino ha parlato con Manzo, ma non con Bonzani, che non ha riconosciuto nemmeno quando gli inquirenti gli hanno fatto vedere la sua foto”. La presenza di Bonzani è stata tracciata grazie alle celle a cui era agganciato il suo cellulare: “Quel giorno è stato ad Angri, poi a Santa Maria la Carità. Abbiamo la conferma che i tabulati parlano chiaro. Al palazzo c’è stato per una ventina di minuti, nel pomeriggio, per quella riunione. Su di lui non può imputarsi alcuna condotta omissiva”.

la difesa di bonzani

Il programma dell'udienza