“Pasquale Gallo e Damiano Opomia meriterebbero di stare tra gli imputati per le bugie che hanno detto durante le loro testimonianze. E nessuno ha avuto contezza dello stato del palazzo, smentendo il quadro critico della Procura. Lo stesso Cuccurullo, esperto in materia, non aveva visto nulla, tant’è vero che è andato a dormire anziché pensare allo sgombero”. Lo ha detto l’avvocato Camillo Tufano nel corso della sua arringa in difesa di Gerardo Velotto, tra i principali imputati del crollo della palazzina di Rampa Nunziante a Torre Annunziata.

Una tragedia avvenuta il 7 luglio 2017 e che ha portato alla morte di 8 persone, tra le quali due bambini. L’avvocato ha ripercorso tutto il processo. E’ partito dalle chat ritrovate nel telefono di Giacomo Cuccurullo, in cui “Gerardo Velotto non è presente – ha precisato l’avvocato Tufano – e che individuavano in Cuccurullo il custode del palazzo. In quelle chat tutti sapevano tutto, tranne proprio Velotto, individuato dagli interlocutori di quelle chat come un guaio e una persona da evitare”.

L’avvocato ha smontato passo dopo passo tutte le testimonianze delle persone che hanno sfilato in aula e che additavano come principali responsabili del crollo i lavori effettuati al secondo piano della palazzina. Ha incolpato anche il bobcat arrivato per “smuovere le macerie del crollo, ma ha finito anche per inquinare lo stato dei luoghi per il successivo controllo sul posto dei tecnici della Procura”.

Sollevati dubbi su “capannone sventrato” introdotto in aula dalla famiglia Guida, sostenendo che “i tramezzi sono ancora lì”, ma soprattutto la parte cardine della tesi avanzata dai consulenti della Procura Augenti e Prota che indicavano con il cedimento del maschio murario 3 l’innesco del crollo. Un maschio assottigliato secondo i tecnici “ma che invece a dimostrazione delle foto fatte vedere in aula, è ancora integro e non ridotto di spessore”.

L’avvocato Tufano ha poi virato sull’abusività della palazzina. Un dato di cui “Velotto non era a conoscenza, altrimenti non avrebbe mai firmato un preliminare di vendita e non avrebbe mai affidato i lavori a Bonzani”. Proprio su questo punto ha insistito la difesa, specificando che i lavori erano stati affidati a lui, e che non appena fosse tutto pronto per iniziare “si sarebbe dato seguito al mandato, fino a quel momento affidato solo per via orale”.

L’indebolimento del palazzo, ha concluso l’avvocato Tufano, è “frutto dei ripensamenti continui nel corso della costruzione dell’immobile e che hanno finito per essere decisivi per le sorti del palazzo. Sebbene nessuno ha descritto il quadro fessurativo così nefasto come fatto dalla Procura. Nemmeno chi quella notte è andato a dormire tranquillo”.

la richiesta di assoluzione