“Non ci sono elementi che provano che Cuccurullo fosse a conoscenza dello stato di rischio del palazzo. Non ha intuito la gravità della situazione. Con un rischio imminente di crollo non sarebbe mai andato a dormire, non lasciando scampo nemmeno a moglie e figlio”.

Lo ha detto Gennaro Bartolino, avvocato della famiglia Cuccurullo, costituitasi parte civile al processo del crollo di Rampa Nunziante a Torre Annunziata.

L’unica cosa che si è riuscita a provare con certezza è stata la sua partecipazione alla riunione del 6 luglio 2017 – ha spiegato l’avvocato in aula -. La procura ha fallito su tutti gli altri aspetti, perfino quando ha documentato sensazioni e intuizioni sui sentimenti di Cuccurullo, totalmente privi di valore giuridico. Le illazioni lasciamole fuori dal processo”. Il riferimento è alle dichiarazioni di alcuni testimoni che avevano posto l’accento sulle preoccupazioni che l’architetto avesse sulla stabilità del palazzo.

Altro punto su cui si è soffermato l’avvocato è stata l’assenza di verifiche sull’aumento di volumi del quinto e sesto piano. “Dalle deposizioni dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate è emerso che le verifiche non furono effettuate per l’assenza dei proprietari”, ha spiegato l’avvocato Bartolino. “Cuccurullo non c’è mai stato nelle fasi in cui si decideva come procedere ai lavori. E non avendo assunto oneri di alcun tipo, non può rispondere di eventuale reato”.

Tante le lacune su cui si è soffermato l’avvocato difensore dei Cuccurullo, mettendo in luce anche le dichiarazioni rese da Mario Minichini: “Fa riferimento a una serie di circostanze che poteva apprendere solamente dagli interessati. Fino a non comprendere “il ruolo morale ed etico del notaio Di Liegro che ha effettuato delle modifiche contrattuali pur sapendo bene quanto sia accaduto. Ed è emblematico – ha sottolineato Bartolino – che a domande specifiche rivolte a Velotto, essenziali per stabilire la verità sui momenti più importanti per stabilire come si è arrivati alla tragedia, si ha come risposta sempre la stessa frase. Non lo so, non ricordo”.