“Notai delle crepe preoccupanti, ma l’architetto Nello Manzo mi disse che ne aveva viste di peggiori”.  Francesco Sorrentino, interpellato da Gerardo Velotto come tecnico del campo edile, racconta in Aula il sopralluogo avvenuto il giorno prima del crollo.

Il teste ha conosciuto l’imputato nel 2003, quando lavorava nel panificio di suo fratello a Gragnano. Nel tempo il rapporto non si è mai raffreddato.“Lui poi si è occupato di automobili e lo incontravo spesso nella concessionaria di un mio nipote a Gragnano – ha proseguito Sorrentino- Un giorno mi disse in maniera entusiasta che aveva comprato questo appartamento e mi mostrò un rendering della palazzina sul suo cellulare. Mi invito in più occasioni, poiché non sapeva come intervenire su alcuni danni condominiali causati da alcuni lavori”.

Così il 6 luglio, intorno alle 12, si diresse in via Rampa Nunziante assieme al cugino Luigi per una breve visita. “Quando entrai nell’appartamento al secondo piano incontrai, oltre a Velotto e ad un operaio, due architetti (Manzo e Bonzani ndr). Mi accorsi subito che c’era una crepa da schiacciamento su una parete lato parcheggio Nettuno. Notai un’enorme macchia d’acqua, l’appartamento era pieno di infiltrazioni. La crepa era così importante che in un punto la luce oltrepassava il muro. Così interruppi una discussione sulle condizioni del vano ascensore abbandonato dicendo che avrebbero dovuto interpellare uno strutturista in quella zona. Fu in quel momento che Nello Manzo mi zittì chiedendomi che mestiere facessi. Poi mi rispose che aveva visto crepe peggiori e che sarebbe bastata installare una fibra di carbonio. A quel punto decisi di non replicare più e andai via deluso pensando che Velotto avesse fatto un pessimo investimento”.