Roghi di rifiuti tessili che sprigionano veleni nel vesuviano. Denunciati 29 imprenditori. Cinque le fabbriche chiuse tra Terzigno e San Giuseppe Vesuviano per avere trovato bustoni pronti ad essere abbandonati in strada. Controlli nella Terra dei Fuochi con una particolare attenzione alla filiera del pellame e del tessile, i cui primi iniziali controlli hanno consentito non solo di ravvisare numerose violazioni in materia di smaltimento degli scarti di lavorazione, ma soprattutto hanno condotto ad individuare ulteriori aziende operanti in modo illegale e abusivo nella stessa filiera.


La stretta a Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, San Gennaro Vesuviano e Palma Campania, dove i Carabinieri del Gruppo per la Tutela Ambientale di Napoli hanno effettuato una serie di controlli finalizzati ad accertare le modalità di smaltimento degli scarti di lavorazione delle industrie tessili, avendo appurato che proprio gli scarti tessili rappresentano una delle tipologie di rifiuti più spesso dati alle fiamme nelle aree maggiormente interessate dalla combustione illecita di rifiuti.
Nello specifico, circa 60 militari, hanno sottoposto a verifica numerosi opifici industriali nella Provincia di Napoli e Caserta.
All’esito delle operazioni compiute i Carabinieri del N.O.E. hanno denunciato 29 persone, titolari di altrettante ditte, ritenuti responsabili di smaltimento illecito di rifiuti e scarico illecito di acque reflue industriali in corpo idrico superficiale, sottoponendo a sequestro impianti e macchinari utilizzati per l’esercizio delle illecite attività di concia e lavorazione del pellame e dei tessuti.
Nello stesso contesto, i Carabinieri del NOE di Napoli e del Nucleo Ispettorato del Lavoro dello stesso capoluogo hanno disposto la sospensione dell’attività produttiva di cinque fabbriche della provincia di Napoli, in quanto, al momento del sopralluogo, verificavano l’abusivo stoccaggio di ingenti quantitativi di scarti di lavorazione, nessuno dei quali riportato sui registri previsti per legge e la presenza di 39 operai “in nero”, su un totale di 60 occupati.
Nel corso dei controlli veniva acquisita cospicua documentazione, al vaglio degli investigatori, che consenta di risalire ad ulteriori filiere illegali.


I riscontri ottenuti hanno permesso di confermare come la problematica dello smaltimento illecito di rifiuti, a mezzo di combustione degli stessi, sia dovuta principalmente agli elevati oneri da sostenere per il regolare smaltimento dei rifiuti; all’esistenza di attività che operano con manodopera “in nero”; alla tendenza di talune aziende di nascondere al fisco la reale operatività, limitando la fatturazione attraverso la produzione “in nero” ed evitando dunque i previsti oneri di tassazione.


Nel complesso, nel corso degli ultimi mesi, sono stati conseguiti i sequenti risultati: controllati 54 opifici industriali operanti nella lavorazione e commercializzazione del pellame; sequestrate undici aziende e numerosi impianti e macchinari utilizzati per le illecite attività, nonché numerosi sacchi contenenti scarti di lavorazione, destinati all’abbandono in strada; 90 le sanzioni amministrative per duecentottantacinquemila euro di multe.
I controlli dei Carabinieri del N.O.E. proseguiranno anche nei confronti delle altre filiere produttive, individuate quale responsabili dei fenomeni di abbandono e combustione degli scarti di lavorazione.