Nei rapporti tra condomini, una delle principali cause di litigio è rappresentata dai rumori provenienti dall’appartamento del vicino.

A prescindere dal tipo di rumore avvertito (urla, schiamazzi, strumenti musicali, televisione etc.) la convivenza con il vicino rumoroso può essere intollerabile.

Come risolvere questo tipo di problema?

Nei casi più estremi è possibile sporgere denuncia/querela per disturbo della quiete pubblica.

Secondo la Cassazione sono sufficienti tre condomini disturbati per dar luogo al reato di rumori molesti.

La storia

Una donna viene condannata a pagare un’ammenda di euro 100 per la violazione dell’articolo 659 del codice penale che così recita “Commette reato chi, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici”.

La donna, ritenendo di essere nel giusto, decide di ricorrere in cassazione.

Con sentenza numero 33708 del 9 ottobre 2020 la corte di cassazione conferma la condanna dell’imputata, dichiarando inammissibile il ricorso.

I giudici, infatti, sostengono che “ai fini della configurabilità della contravvenzione di cui all’art. 659 codice penale non sono necessarie né la vastità dell’area interessata dalle emissioni sonore, né il disturbo di un numero rilevante di persone, essendo sufficiente che i rumori siano idonei ad arrecare disturbo ad un gruppo in determinato di persone, anche se raccolte in un ambito ristretto, come un condominio”.