Sanità, medici al lavoro fino 72 anni: scatta la protesta
Sindacato sul piede di guerra
16-01-2026 | di Redazione
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Il 2026 si apre con alcune novità per il mondo della Sanità, e con nuove proteste. Dopo una serrata trattativa, è stata siglata definitivamente la convezione per i 60mila medici di famiglia, ma sul tavolo resta ancora l'accordo per gli specialisti ambulatoriali che, a fronte del rinvio per la chiusura del contratto da parte della Conferenza Stato-Regioni, hanno proclamato lo stato di agitazione. Sul fronte ospedali, invece, si va verso una proroga della permanenza al lavoro su base volontaria fino a 72 anni per i camici bianchi.
Sul piede di guerra è il sindacato dei medici specialisti ambulatoriali, il Sumai Assoprof, che ha dichiarato lo stato di agitazione "per quanto accaduto nella seduta della Conferenza Stato-Regioni del 15 gennaio 2026, nella quale è stata rinviata, a seguito di una nota del Mef e del Ragioniere Generale dello Stato, l'approvazione dell'Accordo collettivo nazionale della specialistica ambulatoriale". Si tratta di un "grave segnale di scarsa considerazione istituzionale nei confronti di oltre 20 mila medici e professionisti specialisti ambulatoriali convenzionati pubblici, che continuano quotidianamente a garantire, nonostante tutto, l'erogazione delle prestazioni specialistiche, assicurando ai cittadini, servizi essenziali del Servizio sanitario nazionale", afferma il segretario Antonio Magi. Per il sindacato, il blocco all'Accordo rappresenta anche "uno schiaffo istituzionale alla Corte dei Conti, che aveva chiaramente certificato la correttezza dell'Accordo apponendo il cosiddetto bollino blu". C'è attesa ora per la prossima seduta della Conferenza Stato-Regioni prevista per i primi giorni di febbraio. Se non ci sarà l'approvazione in quella sede, il Sumai Assoprof si riserva di mettere in campo tutte le iniziative sindacali previste dalla legge, insieme alle altre organizzazioni sindacali firmatarie, compresa l'astensione al lavoro.
Per i medici ospedalieri si va invece verso una proroga della permanenza al lavoro su base volontaria fino a 72 anni. Si tratta della proroga di una norma già prevista nel decreto milleproroghe dello scorso anno ma con scadenza a fine 2025 e che non è entrata nel testo del milleproroghe di quest'anno ma che verrà ripristinata nell'ambito dell'esame parlamentare. La spinta in questo senso è da parte di tutti i partiti della maggioranza. Sulla misura, anche in chiave di riduzione delle liste d'attesa, tutta la maggioranza è d'accordo. "Presenteremo un emendamento in questo senso - ha sottolinea la leghista Simona Loizzo - perché è una misura che riteniamo giusta e in linea con le richieste non solo dei nostri professionisti ma anche con quelle della Conferenza Stato-Regioni".
Favorevole alla proroga per restare in servizio fino a 72 anni è il sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed, ma con dei paletti. "Non siamo pregiudizialmente contrari alla norma, a patto però che sia su base esclusivamente volontaria, che questi colleghi non conservino il ruolo apicale e che restino come tutor senza incidere sul rinnovo delle piante organiche e sulle carriere", afferma il segretario nazionale Pierino Di Silverio. Il timore però, avverte, "è che trattenendo in servizio i colleghi più anziani si blocchino di fatto le carriere di tutti gli altri che hanno il sacrosanto diritto di veder riconosciute competenze e professionalità, ambizione che in questo modo viene invece negata". Per questo, conclude il leader sindacale, "vigileremo affinché la norma venga riproposta con le precise condizioni da noi indicate, confidando che nella più ampia riforma del Sistema sanitario nazionale, di cui si inizia a discutere, non ci sia più spazio per le proroghe. La sanità pubblica per funzionare bene ha bisogno di stabilità".
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