“Il luogo naturale del Partito Democratico è la piazza, uno spazio che in questi anni è mancato alla nostra forza politica”. Alla vigilia della Festa de l’Unità di Napoli, Marco Sarracino, segretario metropolitano Dem, in quest’intervista al nostro giornale parla di futuro del PD, di selezione della classe dirigente, con uno sguardo a Torre Annunziata e Castellammare di Stabia.

Segretario, Torre Annunziata e Castellammare di Stabia sono due città che erano accomunate da un’unica idea di sviluppo e che invece oggi, si ritrovano entrambe commissariate per amministrazioni sciolte per infiltrazioni.

“Il tema delle amministrazioni sciolte, non solo a Torre e Castellammare, ma anche negli altri comuni delle province di Napoli e Caserta negli ultimi due anni, rappresenta un’emergenza democratica e di carattere nazionale. Siamo di fronte ad una desertificazione della classe dirigente, non solo dei partiti, quando ci sono, ma anche del tessuto sociale ed economico delle varie comunità. Spesso ci confrontiamo con realtà dove è complicato individuare anche un interlocutore. L’impoverimento della classe dirigente e l’indebolimento delle forze politiche ha fatto il resto”.

Intanto ci sono da gestire e investire i milioni di euro del PNRR.

“Questa rappresenta una priorità perché i fondi PNRR sono forse l’ultima vera occasione di sviluppo. Credo che bisogna mettere in condizione i commissari di lavorare anche su questioni di carattere straordinario, andando oltre la semplice attività ordinaria. E’ un tema trasversale, che il PD mette sul tavolo, e che dovrebbe essere sostenuto da tutte le forze politiche”.

Tornando a Torre Annunziata, secondo lei l’impoverimento della classe dirigente è una delle concause dello scioglimento? Un impoverimento rappresentato dal fatto che il PD in città è l’unico partito stutturato.

“Il fatto che il PD a Torre Annunziata sia l’unico partito in città è un problema, non solo per il PD ma per l’intera città. Spesso si è pensato che il civismo fosse una cosa solo positiva e che rappresentava un esempio migliore delle forze partitiche. La verità è che dietro al finto civismo si sono nascoste battaglie e idee lontane dal mondo che appartiene al PD”.

Come il PD può tornare ad essere credibile e soprattutto con quali volti?

“Il Partito Democratico dovrà essere aperto e dovrà essere contaminato. Prima di pensare alle prossime elezioni, dobbiamo decidere con chi intraprendere questo viaggio. Il partito deve essere lo strumento che può essere utilizzato per autorappresentarsi. Credo sia una formula che può funzionare e attrarre nuove forze”.

Si ma intanto il Partito resta commissariato e dopo un anno e mezzo, non si vede una prospettiva.

“Paolo Persico ha fatto un lavoro eccezionale, riorganizzando l’azione politica in una fase delicata sul piano amministrativo. Ma adesso è giunto il momento di gettare le basi per il futuro. A settembre daremo il via al tesseramento per ridare quanto prima al partito un gruppo dirigente locale. Il congresso si farà sicuramente prima delle elezioni politiche. Proveremo a fare un tesseramento nuovo, una sorta di operazione trasparenza, ma al tempo stesso garantendo la privacy degli iscritti. L’obiettivo del prossimo congresso sarà la contaminazione, un termine che uso non a caso. Voglio un Partito che si faccia contaminare dalle migliori esperienze che esistono sul territorio. Non dobbiamo avere vergogna per quello che è avvenuto. L’esigenza non è tornare alla guida del comune, ma ricostruire un rapporto con la società torrese e rappresentarla nel partito. Possiamo fare un’esperienza simile a quella avvenuta a Napoli, ricostruire un rapporto con alcuni mondi che dal PD in passato si sono allontanati e che invece poi hanno riallacciato un rapporto con il PD. I compagni di viaggio andranno scelti non in base ai voti, ma alle idee e alla proposta politica”.

Questo è facile da dire adesso, quando le elezioni sono lontane, sarà più complicato confermarlo quando si arriva al momento di presentare liste, coalizioni e candidati.

“E’ un concetto che andrà ribadito anche in prossimità delle elezioni, se no vuol dire che non abbiamo capito cosa è accaduto in città”.

Il segretario nazionale Letta sta portando avanti il tema del campo largo come proposta politica per le prossime Elezioni Politiche. Può funzionare anche sui territori?

“Sono anche io sostenitore del campo largo, lo abbiamo attuato a Napoli con l’elezione a sindaco di Gaetano Manfredi e in altri comuni della provincia. Ma è presto per parlarne per Torre Annunziata e Castellammare: prima ci sono le Politiche, un appuntamento che rappresenta uno spartiacque”.

Le elezioni politiche e la individuazione dei candidati nelle liste e nei collegi possono essere quella occasione per dare slancio e visibilità alle energie presenti sul territorio?

“Il primo elemento è capire con quale legge elettorale andremo a votare. Il combinato disposto tra attuale legge e riduzione del numero dei parlamentari comporterà una oggettiva difficoltà nell’individuare candidati che siano rappresentativi dell’intero territorio, perché i collegi sono enormi. A Napoli città al Senato si eleggerà un solo senatore o senatrice, solo per fare un esempio. Sicuramente verrà portato avanti un lavoro affinché i candidati siano discussi con il partito sul territorio e chi verrà eletto, dovrà certamente dare una mano per i successivi appuntamenti amministrativi".


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