Era il 17 febbraio del 2011 e il Savoia scriveva una piccola pagina importante della sua storia ultra centenaria. Alle ore 11,30 di quel giorno l’ex presidente Verdezza, accompagnato dal socio Giovanni Maia, usciva dal Tribunale Fallimentare di Torre Annunziata col sorriso in volto per aver finalmente riacquistato lo storico logo sabaudo. Un passo importante per una società che stava risorgendo dalle ceneri e che poi ha vinto a mani bassei campionati di Promozione ed Eccellenza.

Se il Savoia ha riguadagnato i professionisti nel giro di tre anni lo si deve soprattutto a quella società di dodici torresi della quale facevano parte anche l’allenatore dei record Pasquale Vitter e il direttore sportivo Aniello Langella. Tutti grandi amanti della maglia bianca, che hanno sostenuto anche a proprie spese un progetto portato avanti da Sergio Contino prima e da Lazzaro Luce fino all'insediamento di Manca a fasi alterne.

E ADESSO? A quattro anni di distanza, proprio in questo preciso giorno nuove ombre tornano sul futuro del Savoia. La notizia del presunto mancato pagamento degli stipendi ha gettato ancora una volta nel grigiore una tifoseria ormai stanca di querelle e di ‘scaricabarile’. Scarpa, manco a dirlo un altro torrese tifoso, e compagni stanno lottando per un’insperata salvezza in Lega Pro, ma queste non sembrano essere le condizioni più adatte per compiere un’impresa. Infatti un problema del genere fa passare sicuramente in secondo piano le prestazioni sportive, visto che per andare avanti serve comunque un bilancio sano. Per adesso regna sovrana l’incertezza, poiché la proprietà ancora non si è esposta ufficialmente. Un silenzio assordante, che deve essere spezzato al più presto.

E’ bello comunque per una sera ricordare come un gruppo di tifosi Savoia riuscì a regalare grande gioia con un vessillo, che per tutta la piazza rappresenta non solo il cuore, ma qualcosa di più.


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