A Torre Annunziata era conosciuto come “Ciruzzo”, in po’ come Mertens per tutti i tifosi del Napoli. “Sono stato sempre attratto dalla città e dai tifosi. Hanno saputo regalarmi tantissime emozioni che custodisco ancora gelosamente".

E’ la storia di Ciro Esposito, classe 1947, ex calciatore anche del Savoia. Ala sinistra, “scugnizzo” sorrentino, in poco tempo diventò idolo del Savoia. Fu strappato addirittura alla Lazio, che in quegli anni era, sì, in serie A, ma attraversava un delicato momento finanziario. Il Savoia riuscì a strapparlo alla concorrenza e a permettergli di salvare la squadra dal fallimento. Erano gli anni a cavallo tra il 1960 e il 1970. Tanti sono stati poi i tentativi di altre big di portarlo tra i grandi del calcio italiano: “Ci sono stati interessamenti di tante altre squadre, come Fiorentina, Juventus, ero sicuro che presto sarebbe arrivato il mio momento”.

L'allenatore del Savoia, allora era il professor Giglio, che lo scoprì quando allenava proprio il Sorrento. Da sempre il professore nutriva grande fiducia in quel ragazzo. Alto, ben piantato, timido, riservato, che sapeva trattare il pallone come pochi e come andare a rete con facilità.

Poi arrivò il dramma degli infortuni che non permisero a “ciruzzo” di arrivare lì dove meritava. “Allora non esistevano nemmeno i procuratori – ha spiegato Esposito – per cui chi non aveva conoscenze c’era poco spazio per l’occasione della vita”.

Ciò però non ha precluso a Ciro l’esperienza di Torre Annunziata: “Ho vissuto a lungo lì, prima a Villa Lettieri in via Gambardella, poi sulla litoranea, poi ancora in Via dei Mille vicino la chiesa di Don Attilio. Ho conosciuto gente meravigliosa che porto ancora nel cuore. Torre Annunziata ha saputo restituirmi quello che gli infortuni mi hanno tolto, la serenità”.