Il Savoia pagava il clan Gionta da quasi 30 anni e aveva come tramite l’ex direttore generale Felicio Ferraro. A riferire il particolare che ha portato in manette il dirigente di Torre Annunziata è il pentito Pietro Izzo. Assieme al dirigente, nell’operazione guidata dalla Procura di Napoli e dalla Dda, sono finiti in manette anche il fratello Salvatore, Giuseppe Carpentieri, genero del boss Valentino, e Salvatore Palumbo, alias ‘o mmaccato. Le accuse sono di associazione mafiosa e estorsione, aggravata dal metodo mafioso.

 L’ex sodale dei valentini ha riferito particolari in cui calcio e camorra si intrecciano. Una ‘tassa’ obbligatoria da 130mila euro, divisa in due tranche, che i vari presidenti che si sono succeduti a Torre Annunziata hanno dovuto sottoscrivere alla cosca. Soldi che servivano alla sussistenza degli affiliati in carcere. Lo stesso Salvatore Ferraro era uno dei cassieri.

RADICI LONTANE. Il Savoia, come riferito dal pentito Vincenzo Saurro nel 2009, era costretto a pagare la tangente già nell’epoca di presidenza di Mario Moxedano, dal 1995 al 2001. Un importo di 4-500mila euro che era stato imposto da Mario Donnarumma e Felice Savino, alias peracotta. Affermazioni, che vengono confermate anche da Michele Palumbo, altro pentito, che addirittura aggiunge che tra il 2003 e il 2004 i bianchi dovevano anche inerire nelle formazioni anche figli e parenti di affiliati.

IL RUOLO DI FELICIO FERRARO. Pietro Izzo afferma che Felicio Ferraro non era un componente del clan Gionta, ma era comunque al servizio. Fondamentale la parentela con Salvatore, reggente della cosca dei valentini. “Chiarugi (soprannome del dirigente sportivo ndr) quando Mario Moxedano era presidente, era lui che dava la somma riscossa a titolo di estorsione pari a 40-50mila euro l’anno. Soldi che venivano portati a suo fratello dentro a Palazzo Fienga. Inoltre aveva amicizie con medici molto importanti che erano contattati nel momento in cui uno dei nostri detenuti aveva bisogno di qualche prescrizione particolare per avere agevolazioni”.

La ‘gola profonda’ racconta anche un episodio che risale al 2015, anno in cui la squadra disputava il campionato di Lega Pro, prima di un nuovo fallimento. “Ricordo che Felicio Ferraro ci consegnò 10mila euro e la dirigenza ci regalava anche gli abbonamenti che venivano dati ai nostri figli. Ancora adesso la squadra di calcio paga l’estorsione al clan, ma la squadra non gioca più a Torre ma a Giugliano”.

Per Izzo, il dirigente era colui che si impegnava per trovare gli imprenditori disposti a investire nel calcio a Torre Annunziata.

L’EPOCA MAZZAMAURO. E’ così che viene tirato in ballo anche Alfonso Mazzamauro, ascoltato assieme a sua moglie Elena Annunziata. Nel 2020 l’ex presidente afferma di non aver mai avuto incontri con esponenti della criminalità organizzata. Affermazioni che vengono contrastate dall’Ufficio di Procura, tramite delle intercettazioni con una frase eloquente “Io il presidente del Savoia te l’ho portato fino a dentro al campo”.

 Ma Mazzamauro ha sottolineato ancora. “Non ho mai incontrato nessun Felicio o Pinuccio”. Per la Procura “non è stata posta alcuna azione minacciosa o violenta per piegare la volontà nella vittima, dunque anche gli ultimi vertici societari si sono conformati al mantenimento dei rapporti con il clan Gionta, negli stessi termini dei loro predecessori”.


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