“I nostri ragazzi erano in aula, non in centri commerciali o per strada. Bisognerebbe avere più rispetto per loro e per noi che abbiamo lavorato notte e giorno in condizioni critiche e ci siamo preoccupati di far partire la didattica a distanza in tutte le scuole e con tutte le difficoltà del caso”.

Sono 257 i dirigenti scolastici della Campania che hanno scritto al Ministro Lucia Azzolina per denunciare le lacune di inizio anno scolastico. Ai presidi non sono piaciute alcune dichiarazioni: “I nostri studenti erano davanti ai computer, nelle loro case, a fare scuola e noi nelle scuole, insieme al personale ATA, a garantire che ciò avvenisse – hanno scritto nella lettera -. La scuola campana è una scuola seria, dove, pur tra mille difficoltà, si lavora sodo, spesso senza un’adeguata interlocuzione con gli Enti Locali (in molti casi assolutamente assente), in edifici dove la manutenzione ordinaria e straordinaria lascia assai a desiderare, in assenza di certificazioni antincendio, con arredi che ricordano i decenni passati, in eterna carenza di personale. E con una carenza di spazi, in molte scuole, che non ha visto la pronta risposta su spazi alternativi, come annunciato più volte quest’estate”.

Numerose infatti le difficoltà incontrate specie nei mesi estivi. Calcolare le distanze di sicurezza, lotte con i banchi obsoleti e con i nuovi che non arrivavano, oltre a organici incompleti. Ma nonostante le accortenze, i contagi sono aumentati.

Per questo i dirigenti scolastici hanno posto delle domande al ministro Azzolina: “Ci chiediamo – si legge nella lettera - perché i banchi monoposto ancora non siano arrivati, perché non ci procede con una campagna di test rapidi agli studenti, perché gli organici sono ancora incompleti e non ci sono insegnanti di sostegno a sufficienza, così come le mascherine, senza parlare del problema del mancato potenziamento dei trasporti. Infine, perché è stata emanata una circolare di conferma delle elezioni degli Organi Collegiali in presenza entro il 31 ottobre, nonostante l’emergenza epidemiologica”.

Una serie di interrogativi che ora attendono risposte: “Ci piacerebbe ricevere qualche risposta ad almeno qualcuna di queste domande. Perché non è vero che va tutto bene e non è giusto che si racconti questo agli italiani. Su una cosa siamo d’accordo: è vero, le scuole, ad oggi, sono sicure. Noi lo sappiamo, lavoriamo da mesi e ogni giorno per renderle sicure. Ma le scuole non sono una cattedrale nel deserto. Se davvero la scuola è la priorità, come si sostiene da più parti, è il momento di investire seriamente sulla scuola, restituendole la dignità di perno delle nostre città”.

Scuole chiuse

La motivazione