Oblio in amore? Qualunque psicologo o psicoterapeuta potrebbe risponderci che per raggiungere questo stato di grazia e farci superare il “lutto emotivo” della fine di una relazione sentimentale il percorso è complesso e doloroso. L’ossessione e la vendetta, anche e soprattutto on line, sono dietro l’angolo.

C’è chi, invece, vuole e riesce veramente a dimenticare, a buttarsi tutto alle spalle, eliminando le tracce anche visive di ciò che stato: un vero e proprio diritto all’oblio dei sentimenti. Come? Tempo fa era sufficiente strappare o comunque far sparire le foto dalla stanza di casa o da quell’album un tempo gelosamente custodito. Oggi è diventato più difficile.

Le foto di coppia vengono quasi sempre pubblicate sui vari social network, con cadenza anche giornaliera. Foto su foto, sorrisi, abbracci e viaggi insieme. Cliccare semplicemente “delete” sulle foto pubblicate sui propri profili social il più delle volte non è sufficiente. Se il nostro/la nostra “ex” ha fatto altrettanto, siamo fortunati. Ma in caso contrario, se non si decide a farlo, cosa possiamo fare? Una risposta la troviamo in un un’ordinanza del Tribunale civile di Bari del 7 novembre 2019, pronunciata sul ricorso proposto da un uomo contro la sua ex compagna che aveva pubblicato sul proprio profilo Facebook circa mille fotografie (trentasei album fotografici) ritraenti sè stessa con l’ex compagno, spesso unitamente ai minori. Il ricorrente, prima di adire le vie giudiziali, tramite il proprio legale, aveva inviato una missiva alla donna, nella quale espressamente aveva manifestato il proprio dissenso alla pubblicazione delle foto in questione su Facebook.

Nel provvedimento, il Giudice ha ribadito il principio di diritto secondo cui la pubblicazione di una fotografia ritraente una persona è subordinata alla manifestazione, esplicita o implicita, del suo consenso, così come stabilito sia dalle norme che tutelano il diritto all’immagine (art. 10 c.c. et art. 96 legge 633/1941), sia da quelle a tutela del diritto alla riservatezza (art. 6 Reg. UE 2016/679 – cd. GDPR) perché la pubblicazione da parte di altri di una propria immagine fotografica costituisce una forma di trattamento di un dato personale (la foto). Ricordiamo che in caso di diritto all’immagine e alla riservatezza, il consenso è sempre revocabile, eccezion fatta per la pubblicazione consentita dalla legge.

La condotta della donna ha realizzato, quindi, un abuso dell’immagine altrui proprio perché, a fronte della conoscenza dell’espresso dissenso dell’interessato, non ha comunque provveduto alla cancellazione delle foto dal proprio profilo Facebook, ragion per cui è stata condannata al pagamento sia delle spese processuali che della somma di due euro per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione dell’ordine di cancellazione del Giudice.


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