I finanzieri del Comando Provinciale di Napoli hanno arrestato 24 membri di un’organizzazione di narcotrafficanti operante tra Campania e Lazio nell'ambito dell'operazione "Tufo". L'ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal Gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

Fra i principali esponenti del sodalizio figura Ciro Capasso, vero e proprio “broker” del narcotraffico. Nel 2007, infatti, Capasso aveva maturato un debito di circa 1 milione di euro con diversi clan per un sequestro di droga. Negli anni successivi ha poi superato la grave crisi finanziaria e ha ripreso a pieno regime la sua attività di narcotrafficante investendo parte dei suoi guadagni nel settore della ristorazione. Proprio all’interno di uno dei locali in gestione, la nota trattoria-gourmet Tufo’ di via Posillipo, si sono tenute alcune riunioni tra lui, il figlio Antonio e altri membri dell’associazione, finalizzate a concordare l’acquisto di considerevoli quantitativi di cocaina.

Ad una di quelle riunioni era presente anche Rosario Lumia, che nel novembre del 2018 è stato tratto in arresto per aver occultato nell’abitacolo della sua autovettura oltre 33 kg di cocaina. Presso la sua abitazione nel quartiere Posillipo, inoltre, sono stati sequestrati 217.000 euro in contanti, 14.000 dollari statunitensi e 3 orologi di lusso del valore complessivo di circa 20.000 euro.

In aggiunta, nel mese di luglio in un appartamento a Casalnuovo furono sequestrati 10,750 kg di cocaina e tratti in arresto altri membri dell’organizzazione (Carmine Pandolfi, Antonio Grimaldi e Antonio Russo, oltre allo stesso Ciro Capasso), tutti impegnati a definire la spartizione del carico. La droga sequestrata – il cui valore di mercato al dettaglio si aggira intorno a 10.000.000,00 di euro - sarebbe stata destinata ad alimentare diverse “piazze di spaccio” non solo della città di Napoli, tenuto conto che alcuni dei potenziali acquirenti operavano in altre località, ma anche delle province di Salerno e Caserta.

Nei confronti dei principali indagati, è stato eseguito, tra le province di Napoli e Caserta, anche il sequestro di 7 società (tra cui quelle riferite alla gestione dei
ristoranti a insegna “Tufò”), 3 immobili, 13 veicoli e 68 rapporti finanziari, per un valore complessivo di oltre 1 milione di euro. Infine, 6 tra i nuclei familiari dei soggetti colpiti dai provvedimenti cautelari personali (compreso quello dei Capasso) sono risultati beneficiari di reddito di cittadinanza. Le relative posizioni sono state segnalate all’INPS per i provvedimenti del caso.

Vincenzo Scarpa