“Brutta sconfitta di cui mi assumo piena responsabilità. Ora apriamo vero percorso di cambiamento per ricostruire”. Affida ad un tweet e un post su Fb l’impietosa autocritica di Salvatore Vozza dopo il clamoroso flop di Sinistra al lavoro, il movimento alternativo al centrosinistra.

Negli incubi peggiori di De Luca potevano essere voti decisivi per la vittoria. Si sono rivelate, invece, poche decine di migliaia di adesioni che non hanno assolutamente scalfito la il trionfo del vero avversario: quel sindaco di Salerno contro la cui candidatura fette di Rifondazione, Sel e sinistra alternativa si erano messe in gioco.

Ancora una volta la candidatura “contro” non ha premiato. Ancora una volta l’assenza di un chiaro progetto politico, anche se con qualche spruzzata di giovanilismo hi-tech (twitter, fb e altri social) hanno prodotto un effetto distorto. Un messaggio che non è riuscito ad arrivare a quelle porzioni di elettorato con cui Sinistra al lavoro voleva interagire.

Il voto di protesta, la rabbia anti-casta che sta ispirando in tutta Europa movimenti come quelli di Podemos (giusto per fare un esempio) sono stati incanalati nell’alveo gonfio di rabbia dei Cinque Stelle. Nulla o quasi è confluito invece nel progetto politico voluto dallo stato maggiore di Sinistra e Libertà, affidato a un ex parlamentare di lungo corso, ex sindaco e volto sicuramente non nuovo per interpretate le esigenze di cambiamento di quella fetta di popolazione stanca delle solite facce.

Non è un caso se la somma di tutti i voti di preferenza assegnati ai 28 candidati di Sinistra al lavoro sia stata inferiore al solo plebiscito riconosciuto a Valeria Ciarambino quale capolista del Movimento Cinque Stelle. Una batosta sulla quale la sinistra napoletana deve interrogarsi: forse iniziando una vera rifondazione di gruppi dirigenti e organismi elettivi. Mettendo linfa nuova, cambiando volti e basi programmatiche della proposta: andando ad intercettare, non col linguaggio dei giovani veterocomunisti in vacanza in piazza Rossa, ma col dialogo franco e sincero, le paure di chi vive il disagio di un delicato momento politico e sociale.  


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