Un lunghissimo applauso ha salutato l’uscita dalla chiesa di Santa Croce a Somma Vesuviana della bara del vice brigadiere Mario Cerciello Rega. Migliaia hanno voluto dare l’ultimo saluto al carabiniere nella stessa chiesa dove si era sposato poco più di un mese fa. Tre squilli di tromba dei carabinieri hanno salutato il feretro e palloncini bianchi sono stati liberati in cielo da esponenti del volontariato e amici del carabiniere che a Somma era praticamente conosciuto da tutti.

Il feretro, dove sono stati adagiati la maglia del Napoli, alcune foto che lo ritraevano sorridente con sua moglie Maria Rosa e un rosario, è giunto nella cittadina vesuviana pochi minuti prima delle 12.00. A quell’ora la chiesa era già strapiena di familiari, amici, esponenti delle forze dell’ordine e delle istituzioni. Al rito officiato da monsignor Santo Marcianò, Ordinario militare, erano presenti tra gli altri i vicepremier Matteo Salvini (accolto da applausi al grido di giustizia) e Luigi Di Maio, il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta e quello dell’Ambiente Sergio Costa, il presidente della Camera Roberto Fico e il senatore Ignazio La Russa in rappresentanza della Presidente Casellati. E poi il governatore della Campania Vincenzo De Luca, il sindaco di Roma Virginia Raggi, il sindaco di Somma Vesuviana Salvatore Di Sarno e il vescovo di Nola Mons. Francesco Marino.   


“L'Italia risorge con il suo esempio” - ha detto monsignor Marcianò nel corso dell’omelia.
“Quando è accaduto è ingiusto e ci spinge a levare un grido che si unisce alle tante e diverse voci che in questi giorni hanno formato un unico coro, testimoniando la straordinarietà dell'uomo e del carabiniere Mario, ma anche chiedendo giustizia e che eventi come questo non accadano più. Basta! Basta piangere servitori dello Stato, figli di una Nazione che sembra aver smarrito quei valori per i quali essi arrivano a immolare la vita” - ha affermato monsignor Marcianò. “Mario non era un rassegnato! Noi non siamo rassegnati e non ci rassegneremo. Quello che è successo è e rimane profondamente ingiusto. In vita, la tua luce era rimasta nascosta tra i familiari e gli amici, in questo paese natale, nel quartiere dove prestavi servizio a Roma; oggi, però, splende davanti agli uomini, diventando per la nostra Nazione, per il mondo, per la Chiesa tutta, faro che indica la strada, esempio che illumina, fonte di speranza che sostiene. Questo è il dono che ci lasci, caro Mario", ha concluso tra gli applausi.


Per il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, il generale Giovanni Nistri, oggi è il momento del “rispetto e della riconoscenza” – ha sottolineato nel corso del suo intervento. “È giusto che si eviti la dodicesima coltellata al cuore di Mario. Ecco perché oggi è il momento del rispetto e della riconoscenza. Teniamo lontani i toni dell'odio. Grazie Mario per aver ricordato a tutti i tuoi colleghi cosa sia un carabiniere, cosa deve fare e quali siano i valori a cui ispirarsi. Il resto lasciamo ai giorni che verranno”.

Il Generale ha anche assicurato vicinanza alla “famiglia d iMario” e alla moglie Rosa Maria che ha voluto ricordare il marito leggendo la poesia “essere la moglie di un carabiniere”.

vai alle foto

vai al video

l'onorificenza

le indagini

la lettera del sindaco

la conferenza stampa

L'appello a Salvini

Le parole della vedova

Il racconto live