Tre anni e quattro mesi di carcere ai fratelli Santo (40) e Michele Visiello (44), entrambi di Torre Annunziata. Due anni ed otto mesi agli altri tre imputati: Giuseppe Angellotti, 59enne di Marano, Ludovico Capasso (60) di Afragola e Giuseppe Parisi (52), tecnico tipografico residente a Casoria. Queste le condanne distribuite oggi dal Collegio della seconda sezione penale del Tribunale oplontino (presidente Antonio Pepe), che ha sostanzialmente accolto in abbreviato la tesi sostenuta dal pm della Procura Sergio Raimondi: a via Ripuaria, nella sede della 'Gesam Ambiente' (ditta di spurghi gestita dai fratelli torresi), si nascondeva in realtà una 'centrale del falso'.

Una sorta di zecca clandestina scoperta, il 6 gennaio scorso, dalla Guardia di Finanza di Scafati, che sequestrò al termine del 'blitz' 1.012.800 banconote "in via di ultimazione", ma con già impressa la filigrana per ricavarne soli biglietti da 50 euro. Il valore dell'operazione fu stimato in più di 50 milioni di euro, bloccati prima della loro immissione in mercato. Parte delle banconote sequestrate erano nascoste dietro un finto mobile di legno e in un vano, creato nel pavimento, apribile con un telecomando.

"Una tesi che ha condizionato l'intera storia di questo processo" per i difensori dei cinque imputati che non ci stanno, preannunciando appello. "Quei biglietti non erano finiti, era mera carta filigranata", in pratica. Per questo, oggi in Tribunale, l'avvocato Guido Sciacca, difensore dei fratelli Visiello, aveva chiesto un'integrazione delle indagini, dopo un nuovo accesso alla stamperia (il 27 gennaio) di funzionari della Banca d'Italia, dell'Europol e delle Fiamme Gialle. Richiesta non condivisa dai Giudici che oggi, a dispetto dell' invocato approfondimento, hanno invece condannato gli imputati per il reato di falsificazione di monete.