Dopo quasi un decennio di attesa, potrebbe essere oggi il giorno decisivo per scrivere la parola fine alla vicenda giudiziaria di Rampa Nunziante. I familiari attendono all'esterno della Corte di Cassazione la sentenza definitiva. Anche stavolta, parenti e amici, stringono tra le mani uno striscione commemorativo. "Otto vite spezzate dall'avidità. Condanne esemplari per i responsabili: giustizia in terra e pace in cielo per le vittime innocenti"

Torre Annunziata non dimenticherà mai il 7 luglio del 2017. Il giorno in cui è stata segnata per sempre la vita di un’intera comunità, devastata dalla morte che ha spento sogni e speranze di Giacomo Cuccurullo ed Edy Laiola, del loro figlio Marco, della signora Pina Aprea, di Pasquale Guida e Anna Duraccio e dei loro bambini Francesca e Salvatore. Una tragedia che poteva essere evitata. 

A dicembre 2024, dopo continui rinvii e attese, si concluse il processo in Corte d'Appello contro i responsabili. La sentenza ribaltò completamente la posizione di Roberto Cuomo, condannato a otto anni di carcere. Un colpo di scena per l'amministratore di condominio della palazzina, che dopo l'assoluzione in primo grado incassò una condanna pesantissima. Assoluzione, invece, per Massimo Lafranco proprietario di fatto dell'appartamento dove vennero effettuati gli interventi incriminati. 

Confermate invece per gli altri imputati le condanne in primo grado per crollo colposo. Condannato a 12 anni Gerardo Velotto, proprietario dell'appartamento nel quale sarebbero avvenuti i lavori che secondo l'accusa avrebbero minato la stabilità della struttura collassata. Undici anni complessivi per Massimiliano Bonzani, considerato a tutti gli effetti il direttore degli interventi. Dieci per l'architetto Aniello Manzo. Mano pesante anche per l'operaio Pasquale Cosenza, condannato a 9 anni. E oggi, davanti alla Corte di Cassazione, a Roma, si consuma l’ultimo atto di una vicenda che pesa come una ferita aperta nel cuore di Torre Annunziata.

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