E’ tempo di bilanci per l’Osservatorio permanente per la Legalità di Torre Annunziata ad un anno dal proprio insediamento nel febbraio 2019.

Undici incontri tenutesi in questi dodici mesi durante i quali si è discusso di alcune delle problematiche e criticità che affliggono la città e c’è stata la partecipazione a diverse iniziative sui temi della legalità, del rispetto dell’ambiente e della cittadinanza attiva quali l’attivazione della partnership con l’associazione “Fai Antiracket” di Ercolano, il progetto “Mai più soli contro il racket e l’usura”, le passeggiate antiracket per le strade cittadine e gli incontri con don Luigi Ciotti e l’associazione “Libera”.

«“Torre Annunziata è una città morta”. Questa frase, risuonata più volte nel corso di manifestazioni pubbliche, incontri, dibattiti, pronunciata da cittadini, rappresentanti di diverse categorie del tessuto economico e sociale cittadino, esemplifica in maniera chiara e devastante l’idea che gran parte della popolazione locale ha del nostro stato attuale e delle nostre prospettive di vita e vivibilità, di crescita e sopravvivenza – spiega il presidente, Giovanni Taranto -. Un’idea distorta, ma non per questo meno capace di contribuire in maniera devastante a frenare il tentativo di riscatto in atto.

Ma Torre non è una città morta. Ad onta di un’economia devastata. Dello spaccio di droga. Delle estorsioni e dell’usura. Della mancanza cronica di lavoro. Della fuga dei nostri giovani e delle nuove famiglie. Ad onta dei dati portati in Osservatorio che ci dicono che larghissima parte dei nostri ragazzi in età da “avviamento al mondo attivo” non studiano, né sono impegnati in fruttuose ricerche di lavoro. Non lo è e – soprattutto – rifiuta di esserlo. Torre è una città ammalata e sofferente per le ferite e le piaghe – molte e gravissime – che le sono state inferte nel passato, e che oggi causano ancora danni di gravità inaudita.

Dunque – afferma Taranto - a fronte di quanti, infinite volte, hanno elencato la lunga lista dei problemi e degli ostacoli, per una volta proviamo a invertire per un attimo le prospettive e a dare uno sguardo all’elenco dei progressi e dei punti positivi. Degli strumenti a disposizione per il nostro riscatto. Non perché ciò significhi aver risolto ogni cosa, ma per avere il quadro chiaro e reale dell’attuale stato dell’arte prima di continuare a lottare.

Abbiamo oggi un’amministrazione comunale volenterosa e positiva che, nonostante le eredità pesantissime ricevute da un lontano passato con periodi che solo eufemisticamente si potrebbero definire “opachi”, sta operando al massimo delle proprie possibilità su ogni fronte. Lavoro, vivibilità, sicurezza, contrasto alla criminalità organizzata.

Abbiamo uno dei territori più capillarmente e attentamente presidiati d’Italia, con una presenza di forze dell’ordine che pochissimi comuni possono vantare: comando Gruppo Carabinieri, Comando Compagnia Carabinieri, comando Stazione Carabinieri, Commissariato della Polizia di Stato, Comando Gruppo della Guardia di Finanza, Comando di Compagnia della Guardia di Finanza, Polizia locale.

Abbiamo sul territorio – prosegue Taranto - due poli giudiziari fondamentali. Una magistratura impegnata e attiva, integrata profondamente nella lotta comune per la salvaguardia e il riscatto di queste zone.

Il mondo della scuola sta mettendo in campo a tutti i livelli ogni sforzo possibile per dare il massimo. Sul nostro territorio possiamo vantare eccellenze invidiabili che, tra l’altro, stanno coniugando nel modo migliore il ruolo scolastico con quello dell’integrazione e dell’impegno sociale, culturale, di proiezione nel mondo del lavoro.

L’associazionismo sul nostro territorio sta mostrando negli ultimi anni una presenza, una forza, una volontà e una tenacia mai viste prima, con idee, iniziative, presenza capillare, ampiezza di raggio di intervento.

La chiesa è presente non soltanto in quanto tale, con persone, iniziative prese di posizione e una presenza in prima linea che ha saputo più che ottimamente compensare anche talune criticità emerse proprio in relazione ad alcuni episodi legati al mondo ecclesiastico (si pensi alla vicenda dei presunti “inchini” legati alla processione del 22 ottobre, con relativo strascico di polemiche, sospetti, attriti). Tutto da mettere a frutto velocemente, senza dissipare, disperdere, o lasciar andare perduta alcuna risorsa. Il che sarebbe a dir poco colpevole.

E’ evidente che i problemi esistono, ma non bisogna  dimenticare quanto in città di positivo è stato e viene costantemente fatto, e quanto profondo sia il cambiamento in atto, e quanto la rotta sia quella verso l’emersione da un abisso in cui per troppo tempo la città è sprofondata.

Siamo, oggi, la città di cui l’Arma dei Carabinieri si onora di essere cittadina onoraria, e che ha saputo intitolare una importante struttura pubblica, la palestra comunale di via Bottaro, al tenente Marco Pittoni, ucciso da un giovane criminale torrese nel corso di una rapina alle poste di Pagani.

Siamo la città di cui il Procuratore della Repubblica Alessandro Pennasilico ha accettato con orgoglio la cittadinanza onoraria. Siamo la città che sta lottando per riappropriarsi di interi quartieri, non tanto in senso urbanistico, ma sociale e di diritto; la città che sta premendo per trasformare Palazzo Fienga – confiscato nel gennaio del 2015 - da roccaforte di una delle cosche più sanguinarie della camorra vesuviana a presidio di legalità in una zona che richiede una presenza costante, significativa e visibile dello Stato. Siamo la città in cui Paolo Siani, oggi deputato, testimoniando la presa di coscienza del profondo mutamento avvenuto e di quello in atto, ha sentito di poter venire, ora sì, ad accettare con sereno orgoglio la cittadinanza onoraria per il fratello Giancarlo, ucciso da un clan camorristico di Marano per la nota vicenda legata alla latitanza e alla successiva cattura del boss torrese Valentino Gionta. Siamo la città dove la libertà di informare, e dire con trasparenza tutto di tutti – amministrazione pubblica in primis -, anche in ricordo dello stesso Giancarlo, viene tutelata a spada tratta, anche con l’istituzione della “Panchina per la libertà di stampa” a villa Parnaso.

Siamo la città che ospiterà orgogliosamente il prossimo Gay Pride del Vesuvio. Siamo la città che abbiamo ereditato e stiamo trasformando con lento, sofferto ma costante processo in qualcosa di migliore ogni giorno – conclude il presidente Taranto -. Che non si illude di avere bacchette o formule magiche per il riscatto istantaneo. Ma è cosciente che tutto va conquistato e guadagnato con il lavoro, lo sforzo e l’impegno. Costante. E di tutti. Nessuno escluso».