"Se fanno qualcosa spara". Hanno tenuto in ostaggio venti clienti in un B&b dopo essere entrati fingendosi carabinieri alla ricerca di un latitante. E poi sono fuggiti portando via tutto. "Spregiudicati e cruenti" li ha definiti il pubblico Ministero nella sua requisitoria. E dure sono state le condanne per tre dei quattro rapinatori ritenuti responsabili di quella sequenza del terrore in un albergo di Pompei. Tredici gli anni di carcere per Mario Martinelli e Giovanni Torrisi. I due, il primo stabiese e l'altro di Boscoreale, pagano un prezzo più alto al termine del processo di primo grado. Otto anni, invece, per l'altro stabiese Antonio Amendola. Martinelli, del quartiere Moscarella, difeso dall'avvocato Olga Coda, ha già più di un precedente. Come Torrisi, il cui legale è l'avvocato Bardascino. Incensurato, invece, Amendola di 23 anni, difeso dall'avvocato Furgiele.

Respinta la richiesta di perdono che Martinelli aveva fatto alla proprietaria della struttura turistica, dicendosi disponibile anche a pagare un risarcimento danni di 5 mila euro. Difficile cancellare quella notte di violenza e minacce. I magistrati, presidente del collegio Luigi Todisco, devono ancora esprimersi su Carmine Casciello, di Scafati, che ha scelto il rito ordinario.

Nell'estate del 2019 i quattro erano arrivati con il volto coperto, casacche dei carabinieri, pistole, in una Punto blu con lampeggiante mobile sul tettuccio. Ma una ragazza, durante il raid, era riuscita a chiamare i carabinieri, quelli veri. L'operatore del 112, ascoltando la richiesta di aiuto e i rumori di fondo, ha capito che era in corso una rapina e ha immediatamente diramato la nota urgente alle pattuglie. In due sono stati catturati immediatamente, l'altra coppia dopo poche ore. Sequestrato anche il bottino della rapina, restituito ai legittimi proprietari. In tre per quella notte di terrore dovranno ora scontare dagli otto ai tredici anni. Un piano da film d'azione finito nel peggiore dei modi.