Torna a casa Teresa Cannavacciuolo, meglio conosciuta come Lady Cocaina. Arrestata insieme ad altre 43 persone nel maxi blitz antidroga dei carabinieri di Nocera Inferiore su disposizione della DDA di Salerno a settembre di un anno fa.

Su di lei, l’accusa più pesante dell’ordinanza: era ritenuta a capo di un’associazione finalizzata allo spaccio di droga nei comuni di Pompei e Scafati. Da tempo Teresa Cannavacciuolo aveva messo base tra i comuni a cavallo delle due province. Il suo “quartier generale” era presso un noto bar della zona all’uscita del casello autostradale.

La donna, tenuta sotto stretta osservazione dalle forze dell’Ordine, era stata arrestata diverse volte in pochi mesi perché deteneva sostanza stupefacente già confezionata e pronta alla vendita. Il tutto nonostante fosse agli arresti domiciliari.

Gli inquirenti hanno accertato che la Cannavacciuolo era al vertice di un sistema di spaccio, gestendo tra l’altro un bar di Scafati, colpito in un attentato. In quel bar si vendeva caffè e cocaina ed era diventato col tempo il luogo di spaccio più importante della città.

Per il ruolo di vertice che la donna aveva ricoperto rischiava 20 anni di carcere. Il 6 settembre scorso si è chiuso il processo con Teresa Cannavacciuolo che ha riportato una condanna di 5 anni. Caduta la grave accusa che gli veniva contestata.

E ieri, è arrivata anche la scarcerazione. Rinchiusa nel carcere di massima sicurezza di Latina, il Gip del tribunale di Salerno ha accolto l'istanza di scarcerazione presentata dal legale della donna, l'avvocato Gennaro De Gennaro. Disposta così la sostituzione della misura cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari.

Le indagini avevano dimostrato il ruolo delle donne che custodivano la droga ed erano pronte a venderla utilizzando finanche i figli minori. Portavano la droga (cocaina, marijuana e hashish) direttamente ai clienti, con un sistema di “consegna a domicilio” che aveva facilitato il loro mercato.

Nei giorni scorsi era finita ai domiciliari anche un'altra delle donne coinvolte nel blitz, Carmela Mainenti, difesa dall’avvocato Gennaro De Gennaro. A luglio scorso passò dai domiciliari al carcere di Fuorni, perché sorpresa con la cocaina in casa. Dopo due mesi il giudice l’ha scarcerata accogliendo l’istanza del suo difensore.