“Ormai il vento dell’anti-politica va di moda in questo Paese. L’avvocato Coccia è un’attenta amministratrice e sa bene che il Comune non poteva non opporsi ad un maxi-risarcimento da cinquecentomila euro.Vi dirò di più: il nostro appello è fondato”. Questa la piccata replica del sindaco di Torre Annunziata, Giosuè Starita, all’intervista rilasciata tre giorni fa, a “LoStrillone” (vedi link in basso), dall’avvocato napoletano Elena Coccia, legale della famiglia Sorrentino. La Coccia, ancora oggi, difende in giudizio Salvatore e Giuseppe, i figli di Matilde (per tutti, dopo il suo omicidio nel 2004, “Mamma coraggio”), vittime nel ’97 dei pedofili della scuola di via Isonzo al rione Poverelli.

Dopo la condanna in sede penale del killer di “Mamma coraggio”, la battaglia dell’avvocato Coccia non si è fermata. Esperto in diritto di famiglia, il legale ha chiesto la condanna in solido del Comune e del Ministero della Pubblica Istruzione per non aver vigilato a dovere sulla scuola degli “orrori”: “Mancava pure una banale rete metallica di protezione”, il suo commento. In primo grado, l’avvocato ha avuto ragione. Il Tribunale ha stabilito che a Salvatore e Giuseppe spettano ben cinquecentomila euro per le sofferenze patite. L'Ente di Palazzo Criscuolo oggi non vuol pagare, appellandosi così alla sentenza.

Atto non proprio “dovuto” (dato il principio di insindacabilità delle scelte giudiziarie, ndr). Forse, meglio sarebbe qualificarlo come “opportuno”, vista la scure pendente della Corte dei Conti sui soldi pubblici. Comunque, secondo Starita, motivato: “Ricordo a tutti che il custode della scuola (Salvatore Luongo) fu prosciolto dalle accuse. Aldilà del ritorno su vicende sorte sotto la guida di Amministrazioni passate (all’epoca dei fatti il sindaco di Torre Annunziata era Francesco Maria Cucolo), inviterei tutti ad abbassare i toni in un momento di forti tensioni sociali nella nostra città”.

Il riferimento del sindaco è alla vibrante protesta dei disoccupati, ancora in corso, ed alla vile, recente intimidazione subita dal presidente del consiglio comunale, Raffaele Di Donna: “Quando si commettono atti del genere – ha concluso Starita – non bisogna mai prestare il fianco o peggio abbassare la guardia. Altrimenti ad uscirne sconfitto non sarebbe il singolo. Ma la stessa fondamentale funzione di sindaco di una comunità intera”.

Il programma

L'intervista a Elena Coccia