C’è una forza silenziosa che attraversa le opere nate quasi per caso, quelle che germogliano in un momento semplice e poi crescono fino a diventare un presidio di umanità. È così che ventuno anni fa, nella quiete di un cerchio mariano, nacque la Casa Famiglia “Mamma Matilde” di Torre Annunziata. Una scintilla piccola, ma destinata a illuminare il cammino di centinaia di ragazzi.

Don Antonio Carbone, ricordando quel giorno, parla direttamente a Don Bosco, con una confidenza colma di gratitudine: “Pensavo che il tuo fosse solo un sogno, uno di quelli che si fanno a nove anni e che poi si chiudono in un cassetto. E invece no. Tu ci hai trascinati dentro questa avventura, ci hai fatto credere che i lupi potessero davvero diventare agnelli. Una cosa che nessuno avrebbe mai scommesso possibile”.

Nelle sue parole c’è la memoria viva di un percorso che si è fatto strada attraverso difficoltà e miracoli quotidiani. Dalle prime due case famiglia si è arrivati oggi a otto, in un crescendo di impegno e dedizione.

“Abbiamo visto di tutto – racconta Don Antonio – anche noi ci siamo visti rubare le lenzuola, proprio come accadde a te. Ma tu non mollasti mai, e questo ci ha dato forza. Ci incoraggi anche oggi, nel silenzio”.

Accanto a Torre Annunziata, si celebra anche il diciannovesimo anniversario della casa famiglia “Il Sogno” di Napoli. Due realtà sorelle, unite dallo stesso ardore educativo e dalla stessa convinzione: che ogni ragazzo meriti la possibilità di ricominciare.

Tra i ricordi più intensi, Don Antonio cita un educatore che un giorno gli confidò: “Quello che faccio è solo un atto di riconoscenza alla vita”. Una frase che gli è rimasta dentro e che oggi sembra racchiudere l’essenza di tutto.

“All’inizio mi sembrò un’espressione quasi leggera – ammette – ma col tempo ne ho compreso la grandezza. È la riconoscenza che ci tiene in piedi, che ci spinge a restare accanto a questi ragazzi, a non voltare lo sguardo quando è più difficile”.

Ventuno anni di gioie, dolori, rinunce, storie che hanno avuto un lieto fine e altre che ancora bruciano. Ma nel bilancio del cuore non c’è esitazione. “Sono stati anni ben spesi – conclude Don Antonio – e ne è valsa la pena. Sempre”. Oggi “Mamma Matilde” continua a essere ciò per cui è nata: una casa, prima ancora che una struttura. Un luogo dove il sogno di Don Bosco non è un ricordo, ma un presente che continua ad accadere, nel ricordo di Matilde Sorrentino, una donna coraggiosa che oggi viene ricordata attraverso il loro impegno.

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