Restano entrambi in carcere Antonio Improta, 53 anni, e Maria Paduano, 55, i coniugi di Torre Annunziata ritenuti dagli inquirenti vicini al clan Gionta, e arrestati tre giorni fa dai carabinieri del tenente Andrea Rapone per aver nascosto in una botola a casa un kalashnikov e quasi 10 chili di droga. Questo l’esito dell’interrogatorio di convalida degli arresti, svoltosi ieri dinanzi al gip alla presenza dei legali della coppia, gli avvocati Giovanni Tortora e Gaetano Rapacciuolo.

Antonio Improta non ha risposto alle domande del giudice; sua moglie invece sì, spiegando di “non sapere nulla della botola, del mitragliatore e della droga”. La versione fornita dalla donna, zia del “baby-boss” Sasà Paduano, considerato ex reggente dei Gionta con suo cugino Valentino junior, prima di finire in manette nel 2012, non ha però convinto il gip del Tribunale. Antonio Improta resta in cella a Poggioreale, Maria Paduano al carcere di Pozzuoli.

LE ACCUSE. Per i coniugi di traversa Mazzini restano in piedi tutte le accuse: detenzione di arma da guerra e munizioni, detenzione a fini di spaccio di stupefacenti, furto aggravato e ricettazione.  Al momento del blitz dei carabinieri, i due nascondevano all'interno di una botola, nel pavimento della cantina di casa, un fucile mitragliatore da guerra, con puntatore laser e 2 caricatori per l’arma da guerra, 750 grammi di cocaina, 7,5 chilogrammi di marijuana, mannitolo e lidocaina, un bilancino di precisione e sacchetti per il confezionamento.

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