Torre Annunziata. In manette il boss latitante, i suoi parenti potrebbero finire sott’inchiesta per favoreggiamento assieme a un esponente delle forze dell’ordine. È l'ultimo retroscena dell'arresto di Alfonso Chierchia, 45 anni, il capo dei “Fransuà” di Torre Annunziata, gli storici alleati del clan Gionta.

Appartiene infatti a un esponente delle forze dell’ordine la villa in campagna in cui due giorni fa i carabinieri del NOR di Campobasso e di Torre Annunziata hanno catturato Chierchia (vedi link in basso, ndr). Il ras di camorra - già condannato a 10 anni e 8 mesi per associazione mafiosa - aveva fatto perdere le sue tracce dopo la fuga dalla casa circondariale e di lavoro di Vasto. Si nascondeva in Molise, nel comune di Campodipietra.

Chierchia, accusato di essere il mandante dell'omicidio di Aurelio Venditto, avvenuto nel ‘99 a Torre Annunziata, aveva trovato ospitalità da suo zio. L'uomo da circa un anno e mezzo viveva nel piccolo centro vicino Campobasso con la sua compagna, originaria di San Giovanni in Galdo. Al vaglio degli inquirenti anche la posizione di un cugino del ras. L’uomo sarebbe il terzo ed ultimo inquilino della villa in campagna.

Il proprietario dell’abitazione, dove Alfonso Chierchia si era rintanato in un sottoscala con una “scacciacani” priva di tappo rosso, sarebbe invece un rappresentante delle forze dell’ordine. Anche il suo nome potrebbe essere iscritto nel registro degli indagati. Ma i titolari del fascicolo d’inchiesta, nel frattempo, starebbero concentrandosi con maggiore attenzione sui 3 parenti che favorivano la latitanza del boss di Torre Annunziata.


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L'arresto