“Vado avanti, la mia amministrazione non ha nulla di cui vergognarsi”. In un lungo post pubblicato su Facebook il sindaco di Torre Annunziata Enzo Ascione prova ad uscire dall’angolo e a rispondere alle critiche sempre più feroci nei confronti del suo operato. Lo fa, ironia della sorte, proprio mentre nella curva di via Gino Alfani, tra decine di giovani, un 17enne è stato gambizzato con un colpo di pistola, scatenando il panico nel luogo della movida. Un parallelo che segna la distanza tra chi amministra e le condizioni di Torre Annunziata oggi.

“Intendo andare avanti con il sostegno di questo Consiglio Comunale che non ha nulla di cui vergognarsi – afferma il primo cittadino - e lo faccio perché sono convinto che l’azione amministrativa da noi avviata a breve darà i suoi frutti più importanti”. Un lungo elenco di risultati che il sindaco ricorda ai suoi followers, per rivendicare l’impegno di questi 4 anni di amministrazione, che si conclude con l’autoassoluzione basata “sull’impegno e l’amore per la propria città” e sul detto “solo chi non fa non sbaglia”.

Sul grave episodio di corruzione che ha portato all’arresto dell’ex capo dell’UTC Nunzio Ariano invece solo un breve passaggio. “Ritengo gravi ed ingenerose le accuse mosse all’intera classe politica che invece ha mostrato un chiaro segnale di netta inversione di rotta rispetto alla gestione della cosa pubblica”. Con quale atto sia avvenuta l’inversione di rotta e, soprattutto, rispetto a chi ci sia stata un’inversione da parte della classe politica, non è dato sapere se non una generica “distinzione tra gli atti di indirizzo e quelli di gestione”. Anzi, Ascione rivendica “la tensione morale sugli aspetti legati alla legalità (meno male!) e al pieno rispetto delle norme”. Nel frattempo il massimo dirigente del Comune, secondo quanto emerge dalle indagini condotte dalla Guardia di Finanza, prendeva mazzette a destra e manca. Nessun riferimento ad una eventuale responsabilità politica, nessun riferimento ad un mancato controllo degli atti. Nulla di tutto ciò.

Il lungo post parte con una stoccata ai “salvatori della patria” che chiedono sui social commissioni d’inchiesta senza “nemmeno sapere come funziona una macchina amministrativa”, persone in “malafede che stanno cavalcando sentimenti di profondo sdegno ma che sono pronti a ritornare all’assalto di una diligenza che spesso e volentieri hanno già saccheggiato e depredato”.

Ascione rivendica l’elezione di otto donne nel consiglio comunale (merito della legge del 2017), l’attività di prevenzione sul rischio crolli (chiudendo interi quartieri per anni), la graduatoria per l’assegnazione degli alloggi (attività portata avanti dall’ex assessore Emanuela Cirillo che ha lasciato la giunta sbattendo la porta), il piano di prevenzione della corruzione e trasparenza demandato al Segretario Generale Capuano (lo stesso dirigente che, sulla vicenda del parcheggio di via Zampa, non proferì parola in Aula, salvo poi, dopo l’arresto di Ariano, tornare indietro sui suoi passi) e poi via via altre iniziative di facciata (cittadinanza onoraria all’Arma dei Carabinieri, al Procuratore Pennasilico e, post mortem, a Giancarlo Siani, l’intitolazione della palestra a Marco Pittoni, l’installazione della panchina per la libertà di stampa a Villa Parnaso). “Un nuovo modo di fare politica” secondo il sindaco.

Su una cosa il sindaco ha ragione a lamentarsi: le difficoltà legate al personale ridotto all’osso. Tra pensionamenti che erano già in programma e chi ha sfruttato la Quota 100, il Comune ha perso il 30-40% dei dipendenti rispetto al 2017. Ma chi amministra non può soltanto lamentarsi, né limitarsi ad aspettare il personale che arriverà dal concorsone RIPAM. Bene ha fatto a tenere fuori la politica, ma non può essere solo questo. Chi è chiamato ad amministrare non può soltanto fare il controllo notarile degli atti, gestire l’ordinario e attendere. Bisogna trovare una soluzione, ingegnarsi, dare una prospettiva, mettere in campo una visione, caratterizzare la propria azione, e poi ancora dare l’esempio, comunicare, parlare con la comunità, non soltanto elencare i problemi (per questo non serve il sindaco), piuttosto convincersi che lì dove c’è un problema, c’è anche una soluzione, dove c’è una difficoltà, c’è anche una opportunità.