Sono 485 quelle schede elettorali. Un numero preciso e ormai famoso. Sono tutte ancora lì, quelle schede, chiuse in un faldone blu. Il faldone proviene da una sola sezione: la 49 di Torre Annunziata, finita nel mirino degli inquirenti già nel 2010 per 4 voti che, secondo il pm della Procura, Sergio Raimondi, furono attribuiti in maniera fraudolenta a Raffaele Sentiero, ex presidente del consiglio comunale, poi eletto in Regione con “Noi Sud”. 5586 i voti per Sentiero. Quindici in più, una “sciocchezza”, rispetto a quelli di Francesco Barbato, figlio dell’ex Senatore Udeur Tommaso, primo degli esclusi, secondo tra le fila di “Noi Sud”, alle ultime elezioni, ed oggi parte civile (difeso dall’avvocato Vincenzo Propenso) a processo.

I “voti sospetti” sono vecchi di 5 anni. Il 31 maggio, in Campania, si vota. Di nuovo. La Regione cambia “look”, ma quel faldone del 2010 va riaperto. Ancora. Non bastano i controlli già fatti da quattro poliziotti del Commissariato di Torre Annunziata.

Sarà il Giudice Antonio Pepe, chiuso nel segreto di una stanza in Tribunale, a ricontare, una per una, quelle 485 schede. Così decide oggi, il Giudice, accogliendo le richieste delle difese dei due imputati: Michele Cuomo, assistito dagli avvocati Michele Riggi e Marina Ciniglia, nella sezione numero 49, il 28 marzo 2010, sostituì il presidente, colto da improvviso malore. Le testimonianze degli scrutatori a processo, per il pm Raimondi, lo inchioderebbero: quel giorno compilò un verbale “poco chiaro a vantaggio di Sentiero”. Al suo fianco Michele Papa, difeso per delega dall’avvocato Giuseppe De Luca, all’epoca giovane 22enne segretario di sezione.

L’ex assessore del Pd (al contrario di Papa) oggi è in aula e si difende, rilasciando dichiarazioni spontanee al veleno: “Se mi condannate – afferma Cuomo direttamente ai Giudici – ricoveratemi pure, perché in realtà io Sentiero lo schifo. Come uomo e come politico”. Frasi 'choc', urlate due volte, subito dopo la testimonianza del sostituto commissario Antonio Troiano, il “piedipiatti” che a sua volta ricostruisce, prima e con dovizia, le operazioni di verifica dei voti svolte nel 2011 dalla polizia oplontina. “Segnalai due schede anomale. La prima, con nessun simbolo sbarrato e con il solo nome di Sentiero, sarebbe anche potuta passare con una gran forzatura. La seconda, con una croce solo sul partito ‘La Destra’, invece no. In quel caso, doveva attribuirsi il mero voto di lista a quel partito”. Invece, secondo quanto emerge dal verbale riassuntivo di sezione agli atti, “La Destra”, nella 49, non fu nemmeno sfiorata dagli elettori: zero voti. Un “lusinghiero” en-plein.

Il verbale però, così come il modello 271 AR (relativo al controllo delle schede “anomale” di tutti i 92 Comuni chiamati alle urne), dal quale emergerebbero 27 voti in più per Barbato, non basta. Serve aprire quel faldone. Di nuovo. Stavolta lo farà un Giudice, chiuso in uno stanzino del Tribunale. Nonostante il processo sui “brogli” sia ormai al “rush finale” e la Regione è già “vecchia”. Da non crederci. Il 31 maggio, in Campania, si torna a votare.