Torre Annunziata. “Pasquale Gionta era più deciso e sanguinario di suo fratello Aldo, invece ponderato nelle scelte”: un confronto sulla psiche e le strategie criminali dei due ras di camorra di via Bertone. Si legge anche questo nelle motivazioni della sentenza con la quale il 23 febbraio scorso il gup del Tribunale di Napoli ha assolto in primo grado Aldo Gionta (43 anni), il “boss-poeta” di Palazzo Fienga, dall’accusa di essere il mandante dell'omicidio di Natale Scarpa, il 73enne padre del ras rivale Vincenzo “caramella” dei Gallo-Cavalieri. “E’ fallito il tentativo della Dda di incastrare Aldo Gionta”, il commento rilasciato quel giorno da Giovanni Tortora, difensore assieme all’avvocato Nicolas Balzano di “Aldulk il ribelle”.

IL PROCESSO/LA SENTENZA. “Zì Natalino” – secondo il pm Antimafia Claudio Siragusa, che aveva chiesto la condanna all’ergastolo per Aldo Gionta – fu ucciso per vendetta il 14 agosto 2006. L’agguato avvenne all’esterno dello stadio “Giraud”, perché sei mesi prima, nel giorno di Carnevale, il “colonnello” dei Gallo-Cavalieri schiaffeggiò Valentino Gionta junior, all’epoca 14 enne, figlio di Aldo e nipote del fondatore della cosca di via Bertone. Vale junior aveva fatto uno scherzo a Natale Scarpa, lanciandogli un uovo addosso. Poco più tardi “Zì Natalino” fu colpito a morte, alla luce del sole, trucidato da diversi colpi di pistola calibro 9x21 lugher.

Per quell’agguato, il solo ergastolo è stato inflitto a Giuseppe Coppola, che secondo gli esiti dell’inchiesta-bis fece al clan Gionta la “battuta”, segnalando ai cecchini dove si trovasse Natale Scarpa intorno alle 16 del 14 agosto 2006. A sparare – la tesi degli inquirenti - furono Luigi Maresca "o' trippone" e Francesco Amoruso, alias "a' vecchiarella", morto un anno fa in carcere e padre di Gaetano, ultimo erede della cosca di via Bertone.

LE MOTIVAZIONI. Secondo i racconti di quattro collaboratori di giustizia – Carmine Martusciello, Aniello Nasto “quarto piano”, Vincenzo Saurro “sciabolone” e Michele Palumbo “munnezza” – a decretare la sentenza di morte sarebbe stato direttamente dal carcere Aldo Gionta, che nel 2006 stava scontando una condanna per omicidio al 41-bis. Tutti avrebbero appreso questa circostanza solo “indirettamente” dal fratello minore di Aldo, Pasquale “o’chiatto”.

Ed invece proprio Pasquale Gionta potrebbe essere stata la “mente” dell’omicidio Scarpa. “Pasquale Gionta – si legge ancora nelle motivazioni – potrebbe aver forzato la mano sulla decisione di uccidere Natale Scarpa”. Ma “o’ chiatto” ormai non rischia più, perché per quell’agguato non può finire di nuovo sotto processo. Il 18 giugno 2011, infatti, venne assolto in appello dopo aver ricevuto una condanna all’ergastolo in primo grado quale mandante dell’omicidio di “Zì Natalino”.