Torre Annunziata. Faida di camorra, omicidi Balzano-Scoppetta-Ascione: conferma dell’ergastolo in appello per il killer del clan Gionta Umberto Onda (in foto). Secondo i giudici, nel 2004 in via Dogana, fu “Umbertino” a trucidare i due cognati vicini ai rivali dei Gallo-Limelli. Per Onda, ex reggente dei “Valentini”, si tratta della terza condanna all’ergastolo. La Corte d’Assise di Napoli ha considerato attendibile la ricostruzione degli agguati, fornita in aula dall’ultimo pentito di Palazzo Fienga, Michele Palumbo “munnezza”.

Il pentito, alla sbarra con Onda ma per il diverso omicidio di Domenico Scoppetta (47 anni, pregiudicato e fratello di Angelo, ucciso l’anno dopo perché vicino alla famiglia dei “Bicchierini” dei rioni ‘Provolera’ e ‘Penniniello’) è stato condannato alla pena di 22 anni. Uno sconto derivante dalla sua collaborazione con la Dda. Collaborazione che non è valsa ad Aniello Nasto “quarto piano”, storica “gola profonda”. Per lui 14 anni di galera e conferma in toto del verdetto di primo grado.

IL RACCONTO DI PALUMBO. E’ stato proprio Michele Palumbo, già condannato all’ergastolo per l’agguato ai danni di Ettore Merlino, l’affiliato al clan Ascione ucciso in via Nazionale con nove colpi calibro 9 lugher, a svelare i retroscena della sanguinosa faida di camorra. Esplosa nel ’98, finita nel 2005. Sei morti dopo.

“Non ho ucciso Liberato Ascione. Gli ha sparato Aniello Nasto, ammazzandolo davanti al figlio. L’omicidio era un favore che il clan faceva al boss Francesco Casillo ‘vurzella’. Fu deciso a casa sua. Io volevo uccidere solo Carlo Balzano. Chi ha sparato a Domenico Scoppetta? Io e da vicino, il sangue mi schizzò la camicia. La gente in strada mi guardava. Non capivo perché, poi vidi uno specchio. Umberto Onda sparò quando lui era già morto”.

La versione di Palumbo ai giudici ha smentito in più punti quanto per anni dichiarato proprio da Nasto e da Vincenzo Saurro “sciabolone”. Altro collaboratore di giustizia dei Gionta, condannato a otto anni in abbreviato per alcuni episodi della stessa faida.

GLI OMICIDI BALZANO-SCOPPETTA. E’ il 29 settembre 2004. Carlo Balzano e Angelo Scoppetta cadono nella trappola del clan Gionta. I “Valentini” vogliono solo la morte di Balzano. Aniello Nasto racconta all’Antimafia che “lui è inaffidabile, assume iniziative non gradite”. Incassa uno stipendio da 2mila euro al mese ma “a volte impone il pizzo di propria iniziativa”. La sua morte è decretata a Palazzo Fienga.

Il raid va a segno con nove colpi calibro 9x21 lugher, esplosi a due passi dalla Basilica della Madonna della Neve: 6 proiettili uccidono Balzano, 3 invece suo cognato. Ma Angelo Scoppetta non doveva morire. La sua “colpa” è quella di trovarsi alle 13 in punto, in sella ad uno scooter, in compagnia di Carlo Balzano. Davanti al bar “Ittico della Madonna”.

IL RETROSCENA. “Volevo uccidere io Carlo Balzano, Umberto Onda non doveva partecipare al raid – ha svelato in aula Michele Palumbo - . Se avessi sparato, Angelo Scoppetta, che stava lì per caso, non sarebbe morto”. Il “munnezza” uccide solo l’anno dopo, il 2 settembre 2005. Il clan Gionta si spinge nel fortino avversario del ‘Penniniello’. La missione di morte colpisce ancora la famiglia Scoppetta.

Stavolta nel mirino c’è Domenico, fratello di Angelo: 37 proiettili contro il bersaglio, 20 a segno, muore un altro ex-Limelli. Michele Palumbo “munnezza” si è auto-accusato dell’omicidio. “Morte dalla violenza esorbitante” secondo l'Antimafia. Dopo l’agguato, i killer fanno perdere le loro tracce. Alcuni abitanti del rione si affacciano ai balconi. Anche lei, donna Rosaria, la moglie di Domenico Scoppetta. Vede il marito in un lago di sangue. Inizia a urlare.