Tre telecamere ultratecnologiche presidiavano il fortino di camorra del clan Tamarisco: questa la scoperta fatta oggi in via Marzabotto dai finanzieri del Gruppo di Torre Annunziata, guidati dal colonnello Carmine Virno, assieme ai poliziotti del commissariato oplontino (agli ordini del primo dirigente Vincenzo Gioia e del vicequestore Elvira Arlì).

Gli occhi elettronici, piazzati dalla famiglia di narcos per controllare il viavai nei pressi della dimora intitolata ad Adele Suarni, la 70enne moglie del boss Salvatore Tamarisco (ucciso in un agguato negli anni ’80), sono stati sequestrati oggi. Nello stesso giorno in cui il ‘fortino’, già confiscato nel 2006, è finalmente entrato nella disponibilità dello Stato (vedi link correlati).

Solo un complesso tavolo a 3 ‘teste’, composto dall’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati, dal Comune di Torre Annunziata e dall’associazione ‘Libera’ contro le mafie, ne deciderà la destinazione ad uso sociale. La prima ipotesi sembra la nascita di un Polo pubblico anti-camorra in zona sud: nei rioni del degrado, all’interno della villa da circa 500 metri quadrati divisa in cinque lotti.

Villa sgomberata con dieci anni di ritardo perché lì avrebbe trovato riparo il ras disabile, Bernardo Tamarisco, gambizzato dal clan Gionta nel ’96. I Tamarisco, secondo la Dda di Napoli, erano a capo di due organizzazioni criminali con solide basi in Ecuador per importare droga in Italia attraverso ‘appoggi’ al porto di Salerno. Per questo il clan era stato di recente colpito: 30 gli arresti eseguiti lo scorso 27 aprile.

Tra i destinatari dell’ultima ordinanza di custodia anche Domenico Tamarisco, il 43enne fratello del boss in carrozzella. Per Domenico, difeso dall’avvocato Pasquale Striano, è però caduta l’accusa di far parte dell’associazione. Il ras resta in carcere solo per armi. Il suo legale ha già annunciato ricorso al Tribunale del Riesame.

 

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Le parole del sindaco

La confisca