“Al Giudice di Pace, nella sede di via Veneto, gli avvocati più potenti si pubblicavano da soli le sentenze. La casta ha vinto ancora, sfruttando l’assenza dei cancellieri. I magistrati hanno controllato ciò che accadeva? Pensate che le pec venivano spedite solo a quelli del ‘giro’ giusto. E’ l’ora di finirla. Perché questo è un possibile concorso in abuso d’ufficio”. Gli avvocati si spaccano. Ce l’hanno tra di loro, ma anche con “qualche giudice poco ferrato in procedura”. A Torre Annunziata è guerra aperta tra centri di potere contrapposti. 

E’ durissima l’accusa scagliata oggi contro la “lobby dei potenti” dall’avvocato Elio D’Aquino. Protagonista al convegno in tribunale sulle “cause di un fallimento”, organizzato dall’associazione di giovani avvocati “tre punto zero”, col patrocinio dell’Ordine oplontino, D’Aquino svela: “Abbiamo già raccolto le firme, partirà un esposto alla Procura della Repubblica. Chiediamo indagini chiare su un ‘meccanismo’ che per mesi, a Torre Annunziata, ha influenzato l’andamento della giurisdizione. Chi ci ha perso? Il cittadino e i giovani professionisti. A guadagnarci sono stati i soliti noti. A loro – conclude – il caos del prossimo trasloco ha forse fatto piacere…”.

Trasloco già partito: gli uffici del Giudice di Pace saranno trasferiti nella nuova sede più spaziosa di via Margherita di Savoia. Niente più faldoni in bagno, si spera. Sentenze perse, mandati e clienti da rifiutare, rinvii dal 2015 al 2018 per una causa “magari di poco valore, ma dal forte significato sociale e per la vita delle persone – così prendendo la parola il consigliere dell’Ordine Michele Riggi - . L’Ufficio di via Veneto, una vecchia palestra in pratica, era diventato una barzelletta. Offendeva la dignità degli avvocati e della magistratura tutta. Ma non penso - conclude - che gli avvocati siano spaccati. Anzi, rinnovo il mio appello all'unità della categoria".

Al durissimo incontro, messo su anche dopo l’ultima denuncia di “Striscia la Notizia” sulla situazione drammatica del Giudice di Pace a Torre Annunziata, interviene anche il presidente dell’ANM oplontino, il magistrato Paola Cervo: “Denunciare è doveroso – afferma la Cervo - . Oggi si è parlato di un ipotetico concorso in abuso d’ufficio, ma potrebbero esserci state ulteriori connivenze. Penso ad altre ipotesi di reato: il falso e la soppressione d’atto pubblico ad esempio”.

Ombre e accuse pesantissime. Avvocati esasperati che in aula, nel corso dell’incontro moderato dal presidente dell’associazione “tre punto zero”, Alfonso Iovane, applaudono ad ogni intervento. Sono pronti alla lotta, anche tra loro. Soprattutto contro la “lobby dei potenti”. Sarà ora la magistratura ad indagare.