Arriva la svolta nell'omicidio di Luigi Tessitore. Un delitto efferato e rimasto irrisolto per oltre 16 anni. Fino all'ammissione di Michele Palumbo: "Sono stato io a sparare a Tessitore". Un'ammissione inserita nell'inchiesta che ha decimato il clan Gionta e il Quarto Sistema, con i 19 arresti di martedì scorso.

Luigi Tessitore, detto “Gigi ‘e viola”, era un artigiano 51enne, titolare di un negozio di antiquariato in piazza Imbriani a Torre Annunziata. Fu massacrato il 12 luglio del 2005. La vittima si trovava vicino a un chiosco di frutta e verdura quando gli sono piombati addosso i killer da più parti. Gli hanno scaricato addosso un grosso volume di fuoco, almeno quindici colpi di cui, però solo cinque sono andati a segno nel fianco sinistro. Lungo la strada deserta Tessitore, che non ha avuto il tempo di accorgersi di nulla e tentare di difendersi, si è accasciato e, dopo pochi istanti, è morto.

Era stato scarcerato appena sette mesi prima, ma girava armato perché temeva di rimanere vittima di un agguato. Un passato da ex cutoliano e un presente vissuto in una città ad alta densità criminale come Torre Annunziata, dove tre clan si dividevano il territorio. Uno di questi, i Gionta, assegnarono a Michele Palumbo il compito di ucciderlo. Lui, ex sicario dei Gionta, ha raccontato di aver ricevuto da Valentino junior, il nipote del boss sepolto vivo al 41bis (e che nonostante questo, continuava a comandare il clan), le informazioni su “Gigi ‘e viola” poco prima dell’omicidio.


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