E’ stata confermata anche in secondo grado la condanna a 11 anni 6 mesi e 20 giorni per Nicola Garofalo, che lo scorso 21 gennaio ha aggredito con una roncola l’avvocato e procuratore sportivo Fabio Ariano nel corso di una rapina all’esterno della sua abitazione a Torre Annunziata.

A sancirlo la Corte d’Appello di Napoli della V Sezione Penale, che ha confermato la sentenza emessa dal Gip Anzalone del Tribunale oplontino.

L' appello era stato proposto dal solo imputato in quanto la procura non aveva proposto alcun gravame, indi la pena poteva essere solo annullata, confermata o diminuita.

La corte di appello di Napoli ha confermato la sentenza dichiarando colpevole l'imputato Nicola Garofalo condannandolo alla pena di anni 11 mesi 6 giorni 20 di reclusione ed al termine dell'espiazione della pena con 3 anni di servizi sociali. Confermata la statuizione civile con 10.000 mila euro di provvisionale alle parte civili costituite, demandando al giudice civile la valutazione e l'entità del risarcimento.

Questo il commento dell’avvocato e procuratore sportivo Fabio Ariano. "Inizialmente quando ho saputo dell’appello proposto dall’imputato e dal mancato appello del pubblico ministero, a mio avviso tuttora inspiegabile, tutto lasciava presagire che si consumasse un’ulteriore ingiustizia nei miei confronti con una sensibile riduzione della pena nei confronti dell’imputato. Fortunatamente la Corte d’Assise d’Appello ha confermato in toto la sentenza di primo grado facendomi fare un sospiro di sollievo in una vicenda che ancora oggi toglie il sonno. E pensare che qualcuno aveva anche chiesto l’assoluzione dell’imputato perché il fatto non costituisce reato ".

Sulla sentenza soddisfatto l'avvocato difensore Walter Casciello. "Considerato il mancato appello alla sentenza di primo grado, da parte della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, la Corte di Appello di Napoli poteva confermare la sentenza di primo grado o riformare in melius la sentenza.

Stante il mancato appello della procura, la pena non poteva subire un aumento. Come spesso accade nel secondo grado di giudizio, la pena può subire una lieve diminuzione: ieri, invece, la Corte di Appello di Napoli, ha confermato la nostra tesi e quella del Procuratore Generale confermando in pieno la sentenza di primo grado e condannando il Garofalo per tentato omicidio, vista l'arma utilizzata, i colpi inflitti, le zone vitali attinte, confermando la pena di 11 anni sei mesi e 20 giorni di reclusione.  Adesso però bisogna portare assolutamente ai massimi livelli nazionali, la realizzazione di un fondo serio e cospicuo, per le vittime di tentato omicidio, lesioni gravissime e per i parenti delle vittime di omicidio. Non è possibile che nel 2020, quando l'imputato sia indigente e quindi non vi è possibilità per le persone offese dal reato di ottenere un risarcimento economico, che lo Stato istituisca e si faccia garante, in maniera seria, con un fondo ad hoc per un ristoro anche economico”.