“Torre Annunziata non si è mai liberata dalla camorra, ha cambiato volto e spara dimeno. Ma il malaffare è sempre presente, soprattutto dove c’è denaro e sudditanza. C’è bisogno che i cittadini si liberino di questi fardelli”. E’ l’appello che il presidente della Fondazione Polis don Tonino Palmese ha lanciato in occasione del convegno “Deindustrializzazione e mafie. Il caso a Torre Annunziata” tenutosi a Palazzo Criscuolo.

Una ricerca finanziata dalla Fondazione Polis e realizzata dal centro ricerche “Res Incorrupta” dell'università Suor Orsola Benincasa, in cui i protagonisti dello studio hanno incontrato i cittadini torresi per illustrarne i risultati.

I PRESENTI. Presenti alla tavola rotonda Isaia Sales, docente di “Storia delle mafie” del Benincasa, responsabile della ricerca e segretario scientifico del centro “Res Incorrupta”, il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, don Tonino Palmese, presidente della fondazione Polis, Simona Melorio, coordinatrice della ricerca, e Vincenzo Sbrizzi, giornalista e ricercatore. A fare gli onori di casa è stato il sindaco di Torre Annunziata, Vincenzo Ascione che ha seguito dagli inizi l'evoluzione dello studio.

LO STUDIO. Una ricerca che ha provato a fare luce su un periodo fondamentale per la storia cittadina. La crisi industriale esplosa nel dopo terremoto del 1980 praticamente contemporanea al fenomeno del contrabbando prima e della nascita del clan Gionta poi. Un'escalation che ha portato dal punto di vista economico alla dissoluzione del polo industriale oplontino, che si era guadagnato l'appellativo di “Manchester del Sud”, e dal punto di vista criminale a una serie di faide che hanno toccato il loro picco di drammaticità con la strage di Sant'Alessandro del 1984 e l'omicidio del giornalista Giancarlo Siani, inviato a Torre in quegli anni dal Mattino. Attraverso lo studio di questi due binari, l'evoluzione economica cittadina e la nascita dei fenomeni criminali, i ricercatori hanno analizzato un caso per certi versi paradigmatico che ha fornito conferme sul ruolo delle crisi economiche nell'evoluzione degli scenari criminali. Una ricerca che ha ripercorso le vicende cittadine a partire dall'inizio dell'800 fino ad arrivare ai giorni nostri e che ha avuto negli anni '70 e '80 il suo focus principale.

LE INTERVISTE. “Se è vero che la deindustrializzazione alimenta la criminalità, la presenza di fenomeni criminali aumentano il degrado socio economico del territorio” ha analizzato il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Torre Annunziata Vincenzo Ascione: “L’amministrazione deve lavorare affinché sul proprio territorio ci sia occupazione, in modo da togliere una grossa fetta di manovalanza alla criminalità. Ma c’è bisogno anche di un cambio di cultura”.

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