Gerardo Pinto, cantautore 57 enne, oplontino doc e in foto, per anni ha rappresentato un vero e proprio idolo delle folle e della “piazza” a Torre Annunziata. Alcune delle sue “hit” più celebri come “Musica ribelle”, “La rumba degli scugnizzi” e “Amaro è o’ bene”, hanno aperto numerosi concerti in onore della Madonna della Neve, la Patrona della città, in occasione della festa popolare del 22 ottobre. L’ultimo omaggio di Gerardo in onore di Maria meno di un anno fa, come sempre alle 21,30, sul palco allestito proprio sotto il maestoso Monumento ai Caduti di Guerra.

Quest’anno però Gerardo Pinto non canterà in piazza. L'artista torrese è infatti tra i 35 condannati dal Gup del Tribunale di Napoli, Antonio Cairo, che lo scorso 4 settembre ha inflitto 323 anni di carcere totali al cartello della droga stretto tra i clan Gionta-Di Gioia-Nuvoletta-Contini, per rifornire le piazze di spaccio vesuviane e a nord di Napoli con carichi provenienti dalla Spagna e dall’Olanda (vedi articolo correlato, ndr).

Droga che viaggiava a bordo di tir con doppifondi segreti anche sull’asse Torre Annunziata-Lazio. Per questo Gerardo Pinto fu arrestato insieme ad altre 38 persone nel blitz che il 29 ottobre 2014, una settimana dopo l’ultimo concerto in onore di Maria SS. Della Neve, smantellò il cartello di ‘narcos’ col sequestro di 600 chili di cocaina e beni per 30 milioni di euro.

Per la DDA di Napoli Pinto era una specie di “mediatore” tra il gruppo degli oplontini, capeggiato da Raffaele Sperandeo, alias “petrosino” e Giuseppe Cirillo, noto invece come “o’ caprone” (entrambi di Torre Annunziata e condannati anch’essi a Napoli a 34 anni di galera totali), e quello criminale dei cosiddetti “romani”.

Il ruolo da ‘semplice’ tramite rivestito dal cantante, e svolto come emerso dagli sviluppi dell’indagine in occasione di alcune personali esibizioni nella Capitale, gli consentirà di scontare la condanna a 6 anni agli arresti domiciliari. Accolta infatti oggi l’istanza presentata in merito dal suo legale, l’avvocato Elio D’Aquino. Gerardo Pinto trascorrerà così il lungo periodo di detenzione forse a Parma, a casa di alcuni parenti.

La sentenza