Torre Annunziata. Ha pagato per intero il suo debito con la giustizia ed è tornato in libertà nella sua casa di via Sambuco, Natale Scarpa, il 47enne omonimo nonchè nipote di “zì Natalino”, l’anziano luogotenente del clan Gallo-Cavalieri ucciso nell’agguato di camorra del 14 agosto 2006 all’esterno dello stadio “Giraud”. Il nipote del ras ha finito di scontare una condanna definitiva a 7 anni di carcere per spaccio nei rioni del degrado. Di recente, i giudici gli avevano concesso gli arresti domiciliari. Natale Scarpa è già evaso due volte in un mese. Per questo, difeso dagli avvocati Simonetta Vitiello e Luciano Bonzani, dovrà affrontare ma da uomo libero altri due processi.

LA PARENTELA. A far notizia è soprattutto la stretta parentela tra il 47enne e “zì Natalino”, il padre del boss Vincenzo “caramella”, trucidato nel 2006 in piazzale Gargiulo con diversi colpi di pistola calibro 9x21 lugher. “Zì Natalino” – secondo il pm antimafia Claudio Siragusa – fu ucciso per vendetta. L’agguato avvenne alla luce del sole, perché sei mesi prima, nel giorno di Carnevale, il “colonnello” dei Gallo-Cavalieri schiaffeggiò Valentino Gionta junior, all’epoca 14enne, figlio di Aldo e nipote del fondatore della cosca di via Bertone. Vale junior aveva fatto uno scherzo a Natale Scarpa, lanciandogli un uovo addosso. Poco più tardi, il rivale fu colpito a morte. Aveva 73 anni.

LA SENTENZA. Secondo la Dda di Napoli fu Aldo Gionta ad ordinare il massacro di “zì Natalino”. Direttamente dal carcere, dove stava scontando una condanna per omicidio. Ma il 23 febbraio scorso la sentenza in primo grado del gup di Napoli ha assolto il “boss-poeta” da ogni accusa “per mancanza di prove”. Per l’agguato di camorra del “Giraud” il solo ergastolo è stato inflitto a Giuseppe Coppola, che secondo il giudice fece ai Gionta la cosiddetta “battuta”, segnalando ai cecchini del clan dove si trovasse Natale Scarpa intorno alle ore 16 del 14 agosto 2006.

LE MOTIVAZIONI. Secondo i racconti di quattro collaboratori di giustizia – Carmine Martusciello, Aniello Nasto “quarto piano”, Vincenzo Saurro “sciabolone” e Michele Palumbo “munnezza” – a decretare la morte di Natale Scarpa sarebbe stato dunque Aldo Gionta. Ma i pentiti avrebbero appreso questa circostanza solo “indirettamente” e dal fratello minore del boss, Pasquale “'o chiatto”.

“Pasquale era più deciso e sanguinario di Aldo, invece ponderato nelle scelte” - ha scritto il giudice nelle motivazioni della sentenza che di recente ha assolto il “boss-poeta”.  Proprio Pasquale Gionta, invece, potrebbe essere stata la “mente” dell’omicidio. “Pasquale Gionta – si legge ancora nelle medesime motivazioni – potrebbe aver forzato la mano sulla decisione di uccidere Natale Scarpa”. Ma “'o chiatto” ormai non rischia più. Il 18 giugno 2011 venne infatti assolto in appello, dopo aver ricevuto in primo grado una condanna all’ergastolo quale mandante dell’omicidio di “zì Natalino”.