Torre Annunziata. Spacciava droga in via Fortuna, ma "non per conto del clan Gionta": condannata la sorella del neomelodico Ciro "Tony" Marciano. Rosa Marciano, classe '56, sorella del cantante torrese in passato ritenuto dalla Dda di Napoli il "menestrello" dei Valentini, dovrà scontare un anno e quattro mesi di reclusione. La donna, difesa dall'avvocato Luciano Bonzani, è stata condannata "solo" per singoli episodi di cessione di hashish e marijuana.

Secondo il pm antimafia Pierpaolo Filippelli - ora Aggiunto presso il tribunale di Torre Annunziata - Rosa Marciano era invece parte di "un'associazione mafiosa finalizzata al traffico di stupefacenti". Associazione aggravata "dall’aver agito in vari Stati e dalla disponibilità di armi". Per questo motivo, l'accusa aveva chiesto ai giudici di infliggerle una condanna a 14 anni. Stessa richiesta anche per suo marito, Antonio Ercolano, di 64 anni, vigile urbano in servizio presso il Comando di polizia municipale. Ercolano (assistito anch'egli dal penalista Luciano Bonzani) è andato assolto "per non aver commesso il fatto".

L'INCHIESTA. Rosa Marciano ed Antonio Ercolano finirono in manette nell'inchiesta che - coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e condotta dai carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata - il 15 gennaio 2015, con 14 arresti, smantellò le piazze di spaccio di Largo Grazie, Largo Genzano e del Parco Apeca.

Inchiesta denominata "Santa Priscilla 2", perchè frutto di prime indagini del 2012 terminate con l'arresto eccellente del presunto menestrello del clan Gionta: Ciro "Tony" Marciano, appunto, in manette il 4 luglio dopo un blitz delle forze dell'ordine nella sua abitazione di via Andreulli, a Boscoreale. Due anni e mezzo più tardi, in galera, finirono anche suo figlio, Francesco (all'epoca 27enne), ed il nipote del neomelodico, Luigi Ercolano, entrambi con le accuse di spacciare marijuana "al minuto", sempre nei rioni del degrado, sempre per conto dei Gionta.

Clan che, secondo gli inquirenti, era capace non soltanto di importare dall'Olanda cocaina, hashish ed amnesia, ma pure di imporre chi dovesse cantare ai “concerti di piazza” del 22 ottobre in onore della Madonna della Neve. In un'intercettazione telefonica, svelata dal copioso faldone d'indagine, proprio "Tony" Marciano consigliava al giovane Francesco di "stare affacciato al balcone", probabilmente per favorire l'incontro con un acquirente. Ma il figlio rispondeva al padre: "...c'è un macello di guardie. Non lo fare venire proprio".

Smantellata, in primo grado, la presunta "associazione a delinquere". Assolto in toto il vigile, e parzialmente la sorella del neomelodico, anche Antonio Guarro, classe '79 di Torre Annunziata, difeso dall'avvocato Gaetano Rapacciuolo, è stato scagionato da ogni accusa. Così come Luigia Talamanca (assistita dai legali Massimo Lafranco e Roberto Cuomo). Condannata alla pena di tre anni, invece, Mariarca Muscerino, di 36 anni, recidiva e ritenuta responsabile di 3 episodi di cessione di cocaina.   

Ciro "Tony" Marciano, tornato in libertà dopo 4 anni trascorsi in carcere a Secondigliano, dovrà affrontare un processo-bis in appello. Il 20 ottobre scorso, infatti, la Cassazione gli annullò con rinvio una condanna a 5 anni e 4 mesi per traffico di hashish. L’aggravante mafiosa, per il neomelodico, era già caduta in secondo grado. Anche "Tony" Marciano “non spacciava per il clan”. Nonostante la sua ultima hit estiva, «Nun c'amma arrennere» (non ci dobbiamo arrendere, tormentone musicale del 2012), fosse considerata dagli inquirenti un chiaro messaggio contro i pentiti di camorra. Messaggio forse da destinare agli affiliati ed ispirato - la tesi accusatoria - direttamente dalla cella dal boss poeta Aldo Gionta.