Le bombe e gli attentati incendiari dell’ultima settimana contro diverse attività commerciali, non lasciano spazio ad alcun dubbio: a Torre Annunziata la camorra sta provando a rialzare la testa. E lo fa lanciando dei segnali chiari sui quali gli investigatori stanno lavorando.

Già in estate erano giunti i primi sintomi del ritorno della “malattia”, con stese e raffiche di proiettili esplosi nei quartieri del centro storico. Dimostrazioni di potere come a dire “ci siamo” e “stiamo tornando”. Adesso il livello sta cominciando pericolosamente ad alzarsi, con bombe piazzate nel cuore della notte e serrande incendiate: una strategia del terrore che punta a riprendersi il business del racket e delle estorsioni, linfa vitale per le famiglie criminali soprattutto da quando il mercato della droga non rende più come dieci anni fa quando si vendeva alla luce del sole.

I duri colpi inferti negli anni passati quindi, dal 2008 in poi, sembra stiano lentamente perdendo la loro efficacia, soprattutto emotiva, in città. La puzza di camorra che si respirava negli anni passati a Torre Annunziata era talmente opprimente che le decine e decine di operazioni di polizia e carabinieri (che quasi sembrava facessero a gara a chi ne arrestava di più) furono vissute da gran parte della città come una liberazione, una depurazione collettiva. Un cancro decennale dal quale la città lentamente si liberava. Oggi quel cancro sta provando a tornare.

Quello che più preoccupa è che, sulle scrivanie dei vertici nazionali di magistratura e forze dell’ordine, il capitolo Torre Annunziata sembra non essere ai primi posti dell’agenda nazionale: lontani gli anni in cui il Consiglio dei Ministri decise la nascita nella città oplontina di un Comando Gruppo Carabinieri, oggi l’attenzione nazionale, mediatica e non, è rivolta maggiormente alla mafia romana di Ostia e ai gravi episodi degli ultimi mesi in Puglia.

Per evitare che la città ripiombi negli anni bui che si è lasciata alle spalle, è necessario che tutta la società sana si faccia sentire. Il sindaco Vincenzo Ascione nei giorni scorsi ha giustamente richiamato il "modello Ercolano": bene, ma è necessarrio l'apporto di tutti. Associazioni, chiesa, mondo della scuola e commercianti facciano fronte comune e non disperdano i preziosi passi in avanti fatti in questi anni. Forze dell’ordine e magistratura lavorino senza sosta, ma la città non può stare ferma ed inerme ad aspettare.

Non perdano tempo ed energie i commercianti a discutere della bontà o meno di un evento d’intrattenimento che dura lo spazio di una sera e dicano qualcosa su quanto accaduto a loro colleghi, si facciano sentire le associazione antiracket e l’Osservatorio per la legalità: Michele Del Gaudio convochi una riunione di Libera e Carmela Sermino convochi una riunione dell’Osservatorio invitando la città a partecipare. Assurdo inoltre che alcune organizzazioni di ispirazione salesiana e che come tali dovrebbero essere mosse dai concetti di accoglienza e integrazione, si preoccupino più dell’arrivo di alcune decine di giovani rifugiati dalla pelle nera e non dicano una sola parola sui fenomeni criminali che stanno accadendo nei quartieri in cui operano ogni giorno. Anche il mondo della scuola e della chiesa, molto attivo a Torre Annunziata, si mobiliti subito, con i propri studenti e i propri fedeli.

Mobilitiamoci insomma, prima che sia troppo tardi.