Spunta anche il nome di Felicio Ferraro tra gli arrestati di questa mattina a Torre Annunziata. L’ex direttore generale del Savoia è accusato assieme a altre tre persone, ritenute appartenenti al clan Gionta,  di associazione a delinquere di tipo mafioso e di estorsioni, aggravate sotto il duplice profilo della modalità mafiosa. Tra i coinvolti emergono elementi di spicco della cosca oplontina come Salvatore, fratello del dirigente, Giuseppe Carpentieri, genero del boss egemone Valentino, e Salvatore Palumbo, alias ‘o mmmacato.

 Le misure sono state emesse dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura e della Dda. Sotto la lente d’ingrandimento le estorsioni avvenute ai danni del Savoia Calcio, di un commerciante ittico e di un’altra tentata a un elettricista.

IL PERSONAGGIO. Il nome più altisonante è di sicuro quello di Felicio Ferraro, noto per il suo ruolo di direttore sportivo nel mondo del calcio campano. Soprannominato da tutti ‘Chiarugi’, per via della sua somiglianza con il calciatore del Milan degli anni ’70 Luciano, ha scritto anche pagine piuttosto importanti della storia del Savoia. Suo il miracolo sportivo del 1995, quando i bianchi riuscirono, in una situazione societaria davvero complicata, a imporsi contro il Matera allo Zaccheria di Foggia conquistando la promozione in C1. Alla presidenza c’era Pasquale Farinelli e alla guida in panchina un certo Luigi De Canio, giunto ad allenare anche in A. Ferraro ha poi avuto varie esperienze in giro per la Campania con Scafatese, Nola, Nocerina, Gragnano e in particolar modo Turris. Vari anche i rientri nel Savoia, dove ha ricoperto il ruolo di direttore generale fino all’ultima stagione in Eccellenza, sotto la gestione Pellerone.

Il suo nome non era mai comparso per procedimenti del genere. Storia diversa, invece, per il fratello Salvatore Ferraro, alias ‘o capitano. Già fino dentro l’operazione “Alta Marea” ha scontato vari anni di carcere prima di ottenere il via libera nel 2016.

GLI ALTRI ARRESTATI. Come detto ci sono nomi noti della criminalità di Torre Annunziata. Tra questi Giuseppe Carpentieri, marito di Teresa Gionta, che scampò a un attentato, avvenuto nel luglio 2020 in corso Vittorio Emanuele, organizzato dai fratelli Cherillo, componenti dei nemici del Quarto Sistema, che volevano vendicarsi della morte del nonno Zì Natalino Scarpa. Il genero di Valentino, appena uscito da una detenzione lunga 20 anni, si salvò per miracolo. Stessa sorte capitò anche a Salvatore Palumbo, alias ‘o mmaccato, che sfuggì a un raid sempre in corso Vittorio Emanuele nel luglio dello stesso anno. Entrambi vennero coinvolti nell’operazione dello scorso 30 novembre che decapitò sia il clan Gionta che il Quarto Sistema.


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