Chiesti 250 anni di carcere complessivi per coloro che parteciparono alla faida tra il Quarto Sistema e il clan Gionta. E’ stata questa la richiesta avanzata questa mattina al tribunale di Napoli, dove si sta tenendo il processo, con rito abbreviato, a porte chiuse.

Coinvolti nel procedimento gli elementi di spicco della camorra di Torre Annunziata. Tra questi è presente anche Valentino Gionta. Il boss storico, creatore della cosca, malgrado fosse al regime di 41 bis nel carcere di Sassari, è stato ritenuto dagli inquirenti ancora influente per i movimenti del clan. Dal carcere ha spesso parlato in codice con i suoi familiari, dando molto potere al nipote omonimo, anche lui implicato nel procedimento. Per il boss la richiesta è stata di 18 anni. Proprio nel corso dell’ultima udienza Valentino Gionta ha per la prima volta parlato dinanzi ai giudici, creando non poco scalpore.

Tra i sodali dei Gionta è presente anche Antonio Cirillo, reo confesso dell’omicidio di Maurizio Cerrato. Lui era il ras incaricato di organizzare agguati e raid nei confronti degli avversari del Quarto Sistema.

Proprio il loro clan avverso, per l’egemonia del territorio, aveva innescato una guerra comandata da Luca e Pasquale Cherillo. Per quest’ultimo, unico giudicato con rito ordinario, rischia 27 anni di carcere dopo la richiesta della pubblica accusa. Una faida che ha radici lontane con l’uccisione nel 2006 di Zì Natalino Scarpa, nonno dei Cherillo. La vittima, ammazzata nell’agosto del 2006 all’esterno dello stadio Giraud, pagò a caro prezzo lo schiaffo rifilato a Valentino Gionta Junior, dopo uno scherzo di Carnevale. Per questo è stato condannato all’ergastolo, in via definitiva, Pasquale Gionta.

I Cherillo organizzarono anche un raid nei confronti del genero di Valentino, Giuseppe Carpentieri (anche lui a processo), che nel maggio del 2020 riuscì a salvarsi quasi per miracolo dopo gli spari che arrivarono nella sua abitazione in corso Vittorio Emanuele.

La sentenza è prevista per il prossimo febbraio.


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