TORRE ANNUNZIATA/BOSCOTRECASE. “Mi dispiace tanto, ho sbagliato. Ma è la prima volta che lavoro in vita mia: da 4 mesi faccio lo spazzino per il Comune. Non toglietemi il posto, ho una figlia da mantenere”. Le dichiarazioni in aula di Fabio Raiola, il 28enne sorvegliato speciale di via Tufano a Boscotrecase, arrestato 2 giorni fa dai poliziotti di Torre Annunziata, dopo una folle fuga su una “Matiz” lungo Corso Vittorio Emanuele, hanno convinto il giudice monocratico del Tribunale oplontino Federica De Maio. Il giovane - recidivo e con precedenti per l’illegale detenzione di un kalashnikov, accusato pure di danneggiamento, resistenza e lesioni - difeso dagli avvocati Luigi Servillo e Michele Riggi, ha ottenuto i domiciliari, ma potrà comunque spazzare le vie del centro città col classico giubbotto catarifrangente. Casacca ritrovatagli in tasca al momento dell’arresto.

LA FOLLE FUGA. Sabato mattina, ore 11:15, Corso Vittorio Emanuele, Torre Annunziata: una pattuglia di 3 poliziotti ferma la “Daewoo Matiz”. A bordo sono in 2: Fabio Raiola e un "misterioso" uomo alla guida. L’auto si accosta, ma riparte via subito. Scatta un inseguimento da “far-west” in pieno centro: la “Matiz” davanti, dietro la polizia e la gente che compra il pesce in strada. Alla guida della “Daewoo” che sale sui marciapiedi, viaggia contro senso anche lungo il Porto e via Caracciolo, e tampona infine una “Mitsubishi” in sosta devastandogli lo specchietto, c’è Pietro Paolo Carbone, 31 anni, fratellastro dello spazzino, ricercato da tempo, ritenuto dagli inquirenti affiliato al clan camorristico dei “Vangone-Limelli” di Boscotrecase.

I poliziotti lo riconoscono subito: alle spalle, Carbone ha infatti una condanna a 4 anni e 4 mesi per una rapina in concorso, messa a segno nel 2008 alla “BNL” di Pagani. Il ricercato del Vesuviano entrò nel mirino della Procura già due anni prima, nell’ambito della maxi-inchiesta “Wolf”, che nel 2006, con l’esecuzione di 40 ordinanze di custodia cautelare, frantumò un’associazione specializzata nel traffico e nella vendita al dettaglio di sostanze stupefacenti tra Salerno e i picentini: 120 chili di hashish e 15 di cocaina, comprati a prezzi stracciati dalla camorra del napoletano, e poi rivenduti a cifre da capogiro.

Rincorsi dai 3 poliziotti, dopo un rocambolesco inseguimento durato quasi 10 minuti, Raiola e Carbone aprono gli sportelli della “Matiz” e fuggono di nuovo. Il 28enne viene arrestato. Il fratellastro ricercato, invece, fa perdere ancora le sue tracce negli stretti vicoli adiacenti il Corso. E’ lui, ora, il reale obiettivo degli investigatori.

IL PROCESSO. Dopo le sue dichiarazioni spontanee rese in aula, Fabio Raiola è stato spedito ai domiciliari, in attesa del processo in abbreviato a marzo. Il pm della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, Francesca Sorvillo, aveva chiesto la custodia in carcere per il 28enne spazzino, fratellastro di Pietro Carbone. Il ragazzo al contrario ha ottenuto l’autorizzazione al lavoro, dopo la messa alla prova concessa 4 mesi fa dal Comune di Boscotrecase.

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