Uccise il cognato per “dargli una lezione, perchè dava fastidio al clan”, ma il Tribunale di Sorveglianza di Napoli lo ha comunque scarcerato: torna libero dopo anni di galera Vincenzo Visiello, 46 anni, pluripregiudicato ritenuto dall’antimafia vicino ai Gionta. Sconterà da oggi il resto della pena ai domiciliari, in via Mazzini.

LA VICENDA. La Corte d’Assise di Napoli, in secondo grado, condannò Visiello a 10 anni e quattro mesi di reclusione. Nel 2004 il pregiudicato gambizzò suo cognato, Felice Malvone. Un solo proiettile, secco, gli recise l’arteria femorale. La vittima morì dissanguata solo dopo in ospedale. Doveva essere un semplice avvertimento. Finì in spietata esecuzione.

Per questo Visiello, nonostante una richiesta di condanna del pm a 14 anni e sei mesi, finì in galera: “omicidio preterintenzionale”, con l'esclusione dell’aggravante dell’articolo 7, il più pesante. Quello che parla di mafia e di criminalità organizzata. Per i giudici, invece, fu un regolamento di conti che nulla c’entrava con il clan. Una questione tutta familiare, legata alla condizione di tossicodipendenza di Malvone, ritenuto perciò inaffidabile, da “avvertire” e da “bloccare” in fretta.

L’esclusione dell’aggravante, in secondo grado, è stata determinante per la decisione oggi assunta dai giudici del Tribunale di Sorveglianza di Napoli (presidente di collegio Anna Pancaro), che hanno accolto l’istanza presentata dall’avvocato Roberto Cuomo, legale di Visiello.