La morte di Lucio Corelli è arrivata inaspettatamente, nel giorno della Festa Patronale del 22 ottobre. Schivo com’era, ha lasciato tutti in piena notte, silenziosamente, poche ore prima della Processione della Madonna della Neve. Se n’è andato parlando con i suoi figli, Vincenzo e Giovanna, degli altri suoi figli, i pupi.

E ora? E’ la domanda che tutti, passato il momento di dispiacere, si stanno ponendo in queste ore, pensando ai pupi di Corelli che si sono ritrovati orfani anche loro da un giorno all’altro.

Il suo addio ha spiazzati tutti. E’ stato un colpo di scena degno della migliore Opera dei Pupi, che ha lasciato con la bocca aperta anche quanti, pur non avendolo conosciuto personalmente, e non avendo mai visto uno spettacolo, riconoscono il valore del patrimonio storico, culturale artistico e soprattutto identitario, che custodiva (gelosamente!) Lucio Corelli. Una gelosia che nasceva sicuramente da un carattere complicato. Ma alimentata anche dalle tante promesse fatte nei decenni passati.

Si dice che il modo migliore per onorare chi non c’è più, sia quello di ricordarlo attraverso quello che faceva. Come può quindi Torre Annunziata onorare e salvare il patrimonio che, è certamente della famiglia Corelli, ma “moralmente” appartiene all’intera città?

A questa domanda abbiamo provato a dare una risposta. Occorre uno spazio dove i Pupi e tutto il patrimonio di Corelli diventi fruibile alla città, ai turisti, agli studenti. Uno spazio capace di ospitare una esposizione permanente dei pupi (tutti fatti rigorosamente a mano nel corso del secolo scorso). Ma anche scenografie, costumi, manoscritti datati 1800, materiale di scena. Occorre inoltre uno spazio capace di ospitare delle rappresentazioni: perché i pupi sono certamente belli, ma è quando entrano in scena sul palco che diventano magia. E infine uno spazio capace anche di ospitare attività laboratoriali. Non un museo dove limitarsi ad ammirare la bellezza dei pupi, ma un luogo vivo e animato, capace di far vivere quella che gli inglesi chiamano “tourist experience”.

Questo spazio, secondo loStrillone.tv, ci sarebbe. O, per essere più precisi, a breve ci sarà. Si tratta del nuovo Centro Polifunzionale (su carta si chiama ArcheOplonti) che sta per sorgere sulle ceneri dell’ex scuola Monsignor Orlando. Una struttura moderna, bellissima, versatile, ma che rischia di diventare una scatola vuota. Non c’è infatti al momento un progetto museale concreto. Non è ancora chiara la mission che dovrà avere questa struttura. Sappiamo che i lavori in corso consegneranno alla città una uno spazio espositivo (ideale per esporre l’ingente patrimonio della famiglia Corelli). Ci sarà una sala convegni (che potrebbe tranquillamente ospitare le rappresentazioni dell’Opera dei Pupi). Ci saranno anche delle sale, funzionali per le attività laboratoriali e multimediali. Per chiudere, il nuovo Centro Polifunzionale si troverà in una posizione strategica, a metà strada tra Pompei e Oplonti, a pochi passi dal Maximall e a poche centinaia di metri dalla Passeggiata Archeologica, dal Museo del Parco del Vesuvio e da Villa Regina.

Bisogna trovare la formula che metta insieme l’intervento pubblico, con il patrimonio privato. Forse una Fondazione potrebbe essere la soluzione. Ma questo è un aspetto tecnico che lasciamo ai tecnici. Al nostro giornale il compito di lanciare un’idea a chi oggi governa la città. E sollecitare affinchè si trovi la strada per salvare, tutelare e promuovere quest’antica arte.

(La Redazione)

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