Un bilancio passato a minoranza. Potrebbe essere sintetizzata così l’approvazione del bilancio preventivo del comune di Torre Annunziata. L’atto politico economico più importante della vita di un ente approvato con 12 voti a favore, compreso quello del sindaco Vincenzo Ascione e del presidente del consiglio Giuseppe Raiola, nonostante sia figura “superpartes” dell’assise.

LE VOTAZIONI. Oltre ad Ascione e Raiola a votare a favore del documento sono stati Bruno e Michele Avitabile, Maria Longobardi, Angela Nappi, Francesco Nella, Maria Oriunto, Antonio Pallonetto, Gerardo Salvi, Mariagrazia Sannino e Salvatore Solimeno. Una nuova maggioranza nata con un accordo giunto a poche ore dalla discussione con Angela Nappi. La consigliera negli ultimi mesi aveva lasciato anche in maniera dura la maggioranza. Nella notta il nuovo ribaltone che ha consentito al primo cittadino di superare lo “scoglio” del bilancio.

LE STRATEGIE DEL PD. Prima della votazione del bilancio consuntivo, il gruppo ha chiesto invano una sospensione. Di qui la decisione di uscire dall’aula salvo poi ripresentarsi per il voto, scegliendo l’astensione. Sul bilancio preventivo, Aldo Ruggiero, Germaine Popolo, Franco Colletto e Jessica Lucibelli (Massimo Papa assente) assieme a Ciro Alfieri, Pierpaolo Telese, Ermando Piccirillo e Mauro Iovane, hanno espresso voto contrario. Una opposizione che non ha prodotto risultati, visto che da tempo ormai il Pd ha “scaricato” il sindaco, riuscito così a evitare lo scioglimento anticipato. Superata anche la diffida del prefetto Valentini che nei giorni scorsi aveva ammonito il comune di Torre Annunziata per i ritardi accumulati nell’approvazione del documento, minacciando l’arrivo di un commissario prefettizio.

LA STOCCATA AL “SUO” PARTITO. Nella relazione presentata dal sindaco Ascione e letta nel corso del consiglio, non sono mancate frecciatine al “suo” partito, responsabile di aver creato una “situazione politica precaria, in cui è mancato per quasi due anni un confronto con i dirigenti locali, che non hanno saputo fare altro che mettere alla gogna mediatica questa amministrazione. Poi – ha continuato Ascione - quando il partito è stato commissariato, mi sono attenuto alle direttive del commissario e del segretario provinciale, nominando due assessori proposti da loro. Con l’arresto dell’ex vicesindaco Luigi Ammendola, poi rimesso in libertà dal Riesame, mi sarei aspettato maggiore vicinanza e supporto del partito. Invece mi vengono notificate le dimissioni dei due assessori e la richiesta incomprensibile e immotivata del Pd napoletano di rassegnare le dimissioni. Cosa che non ho fatto per tre motivi: primo perché non mi ritenevo e ritengo assolutamente coinvolto nella vicenda giudiziaria, secondo perché sono stato eletto democraticamente dal popolo e non tradisco la sua fiducia, terzo per il grande rispetto che nutro nei confronti della Istituzione che rappresento”.

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